L’ALFABETO DELLA CRISI: V o U o L o W?

In sintesi: i mercati azionari stanno continuando la fase di risalita e diversi segnali sono scattati nei nostri portafogli. Il peggio è passato? Sarà solo il tempo a dirlo: noi come al solito ci adeguiamo in maniera flessibile e attiva alle nostre strategie che abbiamo sempre seguito e che ci hanno consentito in questi anni di fare anno dopo anno meglio del mercato, tagliando le perdite e facendo correre i profitti (cosa non riuscita a oltre il 95% dei gestori e investitori). Purtroppo il sistema per comprare ai minimi e vendere ai massimi (con risultati verificabili nel tempo e non nelle fantasie) non lo abbiamo trovato…

Finalmente dopo tanti mesi sono tornati i segnali di acquisto in diversi nostri portafogli e quelli più speculativi hanno già colto alcuni importanti rialzi su diversi titoli. E’ finita la crisi? Tutto è alle spalle? Si può tornare a guardare alle Borse con totale fiducia, considerando che il peggio è passato e ci attende una nuova alba?
L’ultimo numero di MoneyReport per chi lo legge attentamente ha offerto una storia interessante da conoscere e tanti grafici e indicazioni preziose per comprendere la volubilità dei mercati e delle previsioni degli economisti.

C’è un grafico in particolare che ha destato molta attenzione e suscitato ampie riflessioni da parte di chi l’ha visto. Questo:

E’ il grafico dell’indice Dow Jones dal 1924 al 1933 e racconta cosa accadde allora in termini di andamento dei prezzi di Borsa ma anche di tutte le dichiarazioni che allora si susseguirono da parte di economisti, analisti, politici ed esperti. La lettura (vedi sotto per chi se l’è perso) può apparire qualcosa di tragico o comico.Allora tutti i guru dell’epoca continuavano a ripetere che il ribasso prima non era possibile, poi quando avvenne il crollo che la ripresa era prossima. Soprattutto quando il mercato sembrava frenare la caduta o risalire di quota (nella primavera del 1930 l’indice Dow Jones arrivò a risalire di quasi il 50% rispetto ai minimi segnati nell’autunno del 1929). Avvenne invece dopo il crac iniziale il patatrac con la Borsa in picchiata dell’85%, il collasso di centinaia di banche, un terzo della forza lavoro non occupata nell’agricoltura rimase senza lavoro e un crollo della prodotto interno lordo del 40%.

Non scriviamo tutto questo perché crediamo o speriamo (!) che accadrà anche questa volta la stessa cosa di quanto accadde 80 anni fa (oltre che per i nostri clienti il nostro stesso business è in ogni caso legato all’andamento dei mercati e se vanno male noi ne risentiamo comunque solo negativamente) dato che non siamo masochisti o amiamo assistere ad alcun tipo di distruzione (nemmeno per la soddisfazione di dire che avevamo ragione).

Ma crediamo che chi opera sui mercati dovrebbe sapere leggere quello che viene scritto in modo più disincantato nel proprio interesse.
Se si analizzano, infatti, tutte le crisi e discese degli ultimi decenni si noterà che gli addetti ai lavori ripetono quasi sempre (con poche eccezioni) la solita litania: il peggio è passato, la ripresa è vicina: ‘se siete zeppi di azioni non vi preoccupate, se non le avete compratele a mani bassi: l’economia sta per ripartire e nel lungo periodo diventerete ricchi’.

E’ evidente a qualsiasi mente un po’ critica che tali suggerimenti espressi da economisti, politici o esperti non sono quasi mai totalmente disinteressati.
Chi vende fondi comuni d’investimento dirà sempre che è il miglior momento di acquistare come l’oste fa col suo vino; i politici hanno necessità di far intravedere uno scenario sempre migliore dietro l’angolo; gli analisti e gli economisti lavorano quasi sempre al soldo di politici e finanzieri.
Dire quindi che il peggio è oggi dietro le spalle può essere giusto o sbagliato a nostro parere nella stessa percentuale se dobbiamo guardare al passato e ai dati economici che leggiamo.

L’alfabeto delle crisi prevede certo andamenti a V quando a seguito di un crollo vi è una uguale e rapida ripresa. Può essere a U come ha ricordato in questi giorni il numero uno della Wal Mart (la più importante società al mondo operante nella grande distribuzione), Mike Duke, ovvero dopo una forte discesa, un periodo di lunga stagnazione dove la parte bassa della curva si protrae per molto tempo (come accadde con la crisi petrolifera degli anni ’70) prima di assistere alla ripresa. Ma esistono e sono esistite nel passato economico e finanziario anche fasi economiche a W ovvero crollo, risalita, nuovo crollo e poi ripresa per non parlare della recessioni a L (le peggiori) dove l’economia precipita e impiega molto ma molto tempo prima di vedere una risalita.
Questa sintetica geometria della crisi per spiegare come sia veramente un po’ presuntuoso affermare con certezza a che punto si è della crisi, dichiarando che ora potrà ‘solo salire’ come si è già iniziato a leggere da qualche parte in questi giorni, come alcune di dichiarazioni di gestori e analisti sembrano far trasparire (peraltro essendo positivi sempre per ‘contratto’) ripetendo frasi che potrete leggere che già si dicevano tali e quali nel 1930 e nel 1931 (e per questo facciamo gli scongiuri).

Da inizio anno Piazza Affari perde ora il 5% mentre dai massimi il 59%. Ci possiamo augurare che tale movimento di forte rimbalzo continui all’infinito…(abbiamo tutti da guadagnarne) e continuino così a scattare segnali di acquisto sui nostri portafogli, tornando a accrescere (come abbiamo fatto più o meno in questi giorni nei vari portafogli secondo le varie tipologie di profili) la parte azionaria. Ma la storia e l’esperienza ci ricordano che è bene essere sempre flessibili e coerenti con una strategia se, come quella che noi adottiamo, ha mostrato di funzionare e battere i mercati. Ad agosto dello scorso anno tutti i più importanti economisti e politici dicevano che il peggio era passato e da allora (nonostante la forte risalita dei mercati azionari recenti ) siamo ancora sotto del -38%. Una dimostrazione evidente che fidarsi è bene, essere prudenti (e metodici) è meglio.

LA LEG(G)ENDA DEL GRAFICO DEI MAGNIFICI PROFETI DELLA GRANDE CRISI (1927-1933)

1. ‘Non avremo più crolli nella nostra epoca’ John Maynard Keynes nel 1927

2. ‘Cresce il dissenso verso l’affermazione che stiamo vivendo nel paradiso dei pazzi e che la prosperità in questo paese debba necessariamente diminuire nel prossimo futuro’ E. H. H. Simmons, President, New York Stock Exchange, 12 gennaio 1928

3. ‘ ‘Nessun Congresso degli Stati Uniti ha potuto operare con una prospettiva migliore di quella attuale. Nel mercato interno regna la tranquillità e la gioia… e ci aspettano gli anni di maggiore prosperità. I rapporti con le altre nazioni sono ottimi’ Calvin Coolidge, 4 dicembre 1928

4. ‘ ‘Ci potrà essere un deprezzamento dei corsi azionari ma niente di simile a un crollo’ Irving Fisher, economista, New York Times, 5 settembre 1929

5. ‘ ‘I prezzi delle azioni hanno raggiunto una stabilità permanente. Non penso che i prezzi scenderanno del 50-60% rispetto ai livelli attuali, come pronosticano i ribassisti. Mi aspetto di vedere il mercato azionario salire nelle prossime settimane’ Irving Fisher, economista, 17 ottobre 1929

6. ‘ ‘Le persone più intelligenti stanno comprando azioni…a meno che non scatti il panico – e questo nessuno seriamente lo crede – le azioni hanno raggiunto il livello più basso’ R. W. McNeal, analista finanziario nell’ottobre 1929

7. ‘ ‘La discesa riguarda il prezzo delle azioni, non i beni tangibili o i servizi…l’America sta attraversando il suo ottavo anno di crescita e siccome i periodi precedenti di crescita sono durati 11 anni abbiamo ancora tre anni di prosperità’ The Times of London, 2 novembre 1929

8. ‘ ‘La tempesta finanziaria è definitivamente passata’ Bernard Baruch telegramma a Winston Churchill, 15 novembre 1929

9. ‘ ‘Sono convinto che con queste misure abbiamo ristabilito la fiducia’
Herbert Hoover, dicembre 1929

10. ‘ ‘Per il prossimo futuro le prospettive del mercato sono come minimo luminose’ Irving Fisher, economista, all’inizio del 1930

11. ‘ ‘Ci sono indicatori che mostrano che la fase più severa della recessione è terminata’ Harvard Economic Society, 18 gennaio 1930

12. ‘ ‘Non c’è niente di cui preoccuparsi nella situazione attuale’ Andrew Mellon, segretario del Tesoro Usa, febbraio 1930

13. ‘ ‘La primavera del 1930 segna la fine di un periodo di grande preoccupazione… L’attività economica in America sta tornando a un livello normale di crescita’ Julius Barnes, capo di Hoover’s National Business Survey Conference,
16 marzo 1930

14. ‘ ‘Le prospettive continuano a essere buone’ Harvard Economic Society 19 aprile 1930

15. ‘ ‘Nonostante il crollo sia avvenuto sei mesi fa sono convinto che il peggio è passato e che con uno sforzo costante possiamo rapidamente cambiare rotta, Non c’è stato nessun significativo fallimento a livello bancario e industriale. Questo pericolo è dietro le nostre spalle’ Herbert Hoover, presidente degli Stati Uniti, 1 maggio 1930

16. ‘I movimenti irregolari e conflittuali dell’attività economica dovrebbero lasciare presto il passo a una crescita sostenuta’ Harvard Economic Society, 28 giugno 1930

17. ‘ ‘La depressione attuale ha perso di intensità’ Harvard Economic Society, 30 agosto 1930

18. ‘ ‘Siamo vicini alla fine del declino che ha caratterizzato questa depressione’ Harvard Economic Society, 15 novembre 1930

19. ‘ ‘La stabilizzazione su questi livelli è chiaramente possibile’ Harvard Economic Society, 31 ottobre 1931

20. ‘ ‘Tutti i depositi bancari e quelli presso le istituzioni finanziarie sono al sicuro… e potranno essere solo aperti in presenza di un funzionario del fisco’Presidente Franklin D. Roosvelt 1933

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