POLIZZE, SE LE CONOSCI LE EVITI

Le polizze assicurative vita sono una buona forma di risparmio? O sono un affare soprattutto per chi le vende?

‘Le polizze vita servono prima di tutto per soddisfare degli obiettivi specifici come garantirsi una pensione integrativa, tutelare la propria famiglia dalle conseguenze economiche della propria morte, lasciare un capitale a una persona che non rientra nell’asse ereditario. E sono sicuramente un affare per chi le vende: basti pensare che rispetto alla vendita di altri prodotti finanziari consentono di incamerare commissioni nettamente superiori. Inoltre rispetto ad altri prodotti finanziari per come sono congegnate disincentivano per un tempo così lungo il contraente a interromperle o riscattarle che chi le vende ha una rendita assicurata per molti anni. Molto spesso le polizze sono congegnate quasi come delle trappole da cui non è possibile uscire, salvo pagare pesanti penali o rinunciando a consistenti versamenti già effettuati. In sintesi le polizze assicurative NON sono strumenti di investimento convenienti, perchè esiste quasi sempre una alternativa più semplice e meno costosa’.

Ma se sono così convenienti per chi le vende come fanno a essere così interessanti anche per chi le compra gravate come sono da costi eccessivi e con barriere così alte all’uscita?

‘ Nonostante queste condizioni spesso inique e poco trasparenti le polizze, soprattutto quelle a contenuto finanziario, sono molto diffuse tra i risparmiatori. I motivi sono molteplici. I contratti assicurativi sono per ‘iniziati’ e non di agevole lettura. Bisogna imparare a leggere tra le righe e possedere un bagaglio finanziario, statistico e assicurativo non indifferente. E non tutti i risparmiatori sono in grado di farlo. Persino chi lavora da anni nel settore assicurativo stenta a interpretare le polizze dei propri concorrenti! Perché si vendono così tanto, allora. La finanza comportamentale ci viene sicuramente in aiuto. Chi le vende fa leva spesso più sulle emozioni che sulla razionalità di chi le compra! Chi compra non è in grado di giudicare il prodotto e si fida. E non a caso in questo settore è la vendita porta a porta o allo sportello bancario il canale di piazzamento principale. Il risparmiatore tende così quasi ‘istintivamente’ a fidarsi dell’’amico’ assicuratore o banchiere che gliela propone. Il termine polizza è molto forte psicologicamente. Vi si associa sicurezza, garanzia di rendimento, solidità…. Ma molte delle polizze più vendute come le index e le unit linked, non offrono nulla di tutto ciò. Il rendimento che si ottiene sui premi versati non è certo né garantito ma dipende dall’andamento dei mercati, dalla capacità dei gestori di fare meglio (in pochi casi più spesso peggio) dei mercati, e dai caricamenti di cui sono gravate. Un vero effetto boomerang. Perché se i mercati non vanno nella direzione sperata, i gestori non sono bravi a investire, e i costi che applica la compagnia assicurativa sono elevati, il risparmiatore può anche trovarsi nella situazione paradossale di ottenere un capitale finale inferiore ai premi versati. Soprattutto se si guarda al potere d’acquisto nel tempo. Certo alcuni lati positivi si possono vedere nelle polizze quando magari per alcuni risparmiatori rappresentano una quasi ‘coercizione’ a mettere da parte ogni mese dei risparmi o la presa di coscienza che esiste un’esigenza di protezione. Ma per raggiungere questo obiettivo non è bene affidarsi al primo che capita, firmare delle cambiali in bianco o accettare di pagare delle commissioni fuori mercato ed erosissime. Ma questo purtroppo capita molto sovente.
In sintesi quindi le polizze vita sono molto diffuse perchè sportelli bancari, sportelli postali, assicuratori spingono molto la loro vendita, in quanto si tratta di un business molto redditizio per le compagnie assicurative e per gli assicuratori, che vengono pagati con provvigioni sul numero e importo di polizze vendute’.

Quando si dovrebbe allora sottoscrivere una polizza e cosa occorrerebbe guardare?

‘Prima di sottoscrivere una polizza occorre chiedersi: da quale rischio mi voglio coprire? Quali sono i miei bisogni? Il nostro consiglio è ragionare con più cappelli. Se l’obiettivo è assicurare ai propri familiari un capitale in caso di morte è meglio sottoscrivere a nostro parere una polizza pura’caso morte’ non una index o una unit linked o una polizza mista. Se si vuole assicurare un capitale aggiuntivo in caso di decesso esistono anche sul web oramai delle polizze pure caso morte che con poche centinaia di euro all’anno permettono di assicurare un capitale di 250.000 euro e fare dei confronti. E parliamo di compagnie come il gruppo Generali (www.genertellife.it ) o Allianz -Ras (www.onlife.it ). Per chi vuole poi fare dei confronti col proprio assicuratore o broker sono sicuramente un strumento trasparente di confronto in un mondo dove l’opacità è fortissima. Se l’obiettivo è invece o anche quello di integrare la pensione e di costruirsi un capitale per il futuro, dal momento che tutti i prodotti offerti sul mercato, dai fondi pensione alle polizze, investono sui mercati finanziari, bisogna valutare i costi richiesti dalle società di gestione dei fondi e dalle compagnie assicurative. E’ un affare rivolgersi a questo gestore? Saranno più bravi di me e per questo servizio mi faranno pagare un ‘pedaggio’ accettabile? Occorre quindi prima di sottoscrivere una polizza assicurativa valutare bene le varie clausole e clausolette scritte nelle pieghe dei contratti. Che nel caso delle polizze sono particolarmente vincolanti per il sottoscrittore. Perché a bene dirlo la maggior parte delle polizze sono fatte per impedirci di uscirne. O per rendere l’uscita molto penalizzante. Ma se fossero così convenienti per chi le sottoscrive perché c’è bisogno di tutte queste barriere all’uscita? Per questo motivo il nostro consiglio estremo è di costruirsela da soli una polizza (investendo senza troppo deleghe soprattutto se a degli assicuratori) e un buon consulente finanziario può darvi tutti gli strumenti e consigli (con costi nettamente inferiori) per pensare di costruirsi un capitale per il futuro. Col vantaggio non trascurabile di potere in qualsiasi momento ‘smontare’ l’investimento diretto senza penali o clausole ‘trappola’. I soldi rimangono vostri e non diventano di qualcun altro…’

Cosa sono e quali sono le tipologie di polizze assicurative più diffuse sul mercato?

‘Le polizze vita sono soprattutto strumenti finanziari per investire. Quindi non servono per coprirsi contro un rischio come si reputa spesso erroneamente ma servono soprattutto per investire il denaro. Esistono tre tipi principali di polizze vita: le polizze vita tradizionali, le polizze index linked e le polizze unit linked
Le polizze più diffuse e le più vecchie sono le polizze vita tradizionali. In questo tipo di polizze, i soldi raccolti dai risparmiatori confluiscono in una gestione separata (una specie di cassetto separato con tutti i soldi derivanti dalla vendita di un certo tipo di polizza) e investiti dalla Compagnia di assicurazione, di solito in titoli di Stato. Il rendimento effettivo dipende dal rendimento dei titoli di stato o obbligazioni che compongono la gestione separata, al netto di una commissione di gestione che viene trattenuta dalla compagnia assicurativa. E che può essere molto ingente se sommata ai caricamenti e a tutte le retrocessioni che la compagnia assicurativa si trattiene per offrire un rendimento minimo garantito.
Il secondo tipo di polizze solo le polizze index linked, che sono molto simili alle obbligazioni strutturate: infatti prevedono la garanzia del capitale investito alla scadenza, mentre il pagamento degli interessi dipende da come si comportano una serie di titoli, indici di borsa, valute o materie prime a cui il rendimento della polizza è indicizzato (da qui il nome index linked).
Il terzo tipo di polizze sono le polizze unit linked: queste polizze sono, dal punto di vista finanziario, molto simili ai fondi comuni. Il risparmiatore sceglie quali fondi assicurativi mettere dentro la polizza unit linked, potendo scegliere tra fondi assicurativi monetari, fondi assicurativi obbligazionari, fondi assicurativi bilanciati e azionari. Le polizze unit linked di norma non offrono la garanzia del capitale assicurato’.

Cosa pensate dei fondi pensione aperti?

‘Sono da valutare con attenzione, caso per caso. Senza cadere nella propaganda di chi li vende come la panacea per tutti i risparmiatori, vendendo le performance future calcolate sull’andamento dei mercati finanziari nell’ultimo secolo! Basterebbe ricordare che la Borsa nell’ultimo decennio ha perso il 40% per tornare con i piedi per terra. Si tratta sempre di prodotti del risparmio gestito e quindi le statistiche ci dicono che oltre l’80% di questi nel tempo farà peggio del mercato. A gestire i fondi pensione italiani non hanno chiamato i marziani ma gli stessi che in questi decenni hanno gestito i fondi d’investimento con risultati spesso deludenti. Fatta questa necessaria premessa il vero appeal dei fondi pensione è soprattutto la deducibilità fiscale. Fino a 5164 euro (i vecchi 10 milioni di lire) all’anno. E’ un beneficio da valutare certo con attenzione come abbiamo spiegato nel numero di MoneyReport di gennaio ma soppesandone anche i contro. I soldi investiti nei fondi pensione si potranno riprendere (tranne casi quasi disperati) solo quando si andrà in pensione (quindi a 65 o 70 anni nel prossimo futuro) e solo una metà si potrà ri-ottenere cash: la restante parte verrà erogata in forma di rendita. E quindi occorre fare diversi ragionamenti per valutarne la convenienza. In ogni caso nel sottoscriverli è fondamentale scegliere i gestori che hanno dimostrato nel tempo di essere meno ‘cani’ degli altri e offrono il più basso costo di gestione. Quindi quasi sempre è consigliato stare alla larga dai P.i.P. (piani individuali previdenziali ovvero i fondi pensione venduti dalle compagnie assicurative). Il paradosso è altrimenti che per pagare meno tasse si trasferisce al proprio intermediario sotto forma di costi sostenuti tutto questo beneficio economico che si ottiene’.

Qual è secondo voi lo strumento più adatto per costruire una rendita che integri la pensione? Polizze assicurative, fondi pensione, risparmio gestito, fai da te?

‘Se proprio dobbiamo scegliere tra un fondo pensione e una polizza meglio normalmente il primo al secondo prodotto. Ha costi più bassi e rendimenti più facili da confrontare. Ma perché non pensare anche a un investimento diretto sul mercato? Perché pensare che affidarsi a assicuratori e fondi pensione sia la strada più conveniente? Questo è il messaggio che si vuol far passare (la torta da spartire è gigantesca e molti giornali hanno tutto l’interesse a fare da grancassa a questa campagna) ma non è sempre così. Ciascun risparmiatore in base alle proprie esigenze e patrimonio può valutare molte soluzioni. Un piccolo risparmiatore può farsi un fondo pensione acquistando direttamente mese dopo mese o anno dopo anno titoli semplici come titoli di Stato (magari ancorati all’inflazione) ed Etf azionari e obbligazionari. I soldi investiti tramite una polizza o un fondo pensione non sono investiti in modo molto diverso e si evita così di regalare ogni anno un pezzo del proprio patrimonio a chi vende spesso aria fritta. Chi ha esigenze più complesse e patrimoni più importanti da difendere e far crescere può poi rivolgersi a un bravo consulente finanziario indipendente. Ovvero a qualcuno che non è pagato per rifilarvi qualche prodotto (ottenendo una retrocessione) ma che come un consigliere indipendente è al vostro fianco per consigliare al meglio. Non c’è una ricetta valida per tutti in questi casi. Sono molti i fattori da prendere in considerazione. Le strategie di investimento che si possono mettere in campo per costruire un portafoglio ad hoc sono numerose. E gli strumenti finanziari su cui è possibile investire sono altrettanto numerosi: azioni, titoli obbligazionari, fondi azionari, fondi obbligazionari, etf, e anche magari fondi pensione (ma low cost) per sfruttare il beneficio fiscale, Tutto dipende dall’orizzonte temporale del cliente, dalla sua propensione al rischio e dai suoi obiettivi finanziari. Tutti elementi da valutare spesso caso per caso senza farsi ‘intruppare’ in prodotti finanziari o assicurativi sicuramente convenienti solo per chi li vende’.

Cosa dicono i dati di raccolta sul fronte polizze vita? Gli italiani le sanno valutare adeguatamente o le sottoscrivono a occhi ‘bendati’?

‘Per la gioia delle banche e degli assicuratori gli italiani continuano a riversare fiumi di denaro sulle polizze vita. Molto di più che sui fondi pensione che hanno dei costi lungamente inferiori a fronte di un obiettivo comune: investire nel lungo termine per poter contare su una pensione integrativa. Basti pensare che il 2009 è stato un anno eccezionale per le polizze finanziarie: la raccolta è cresciuta del 45% attestandosi a 79 miliardi. I fondi pensione sono invece cresciuti solo del 4-5 per cento attestandosi a 67 miliardi. I fondi pensione sono meno cari delle polizze vita (e i costi incidono pesantemente sui rendimenti finali) e sono agevolati da un punto di vista fiscale. Ma gli italiani continuano a preferire le più costose polizze vite. La ragione? Come abbiamo spiegato sopra si tratta del ‘potere’dei collocatori. Ovvero di chi vende rispetto a chi compra. Le banche e le compagnie che offrono entrambi i prodotti guadagnano molto di più se vendono una polizza rispetto a un fondo pensione: i caricamenti sono molto maggiori. E il cliente è anche più facile da tenere ingabbiato com’è tra clausole che penalizzato molto l’interruzione o il riscatto di una polizza rispetto a un fondo pensione. In più abilmente le compagnie assicurative per far sottoscrivere le polizze sbandierano rendimenti certo veritieri ma discutibili ottenuti su titoli acquistati a prezzi ‘storici’. Ma chi sottoscrive oggi una polizza non ha alcuna certezza sui rendimenti futuri… E pagare su un investimento in obbligazioni e titoli di Stato (in questo investono le compagnie) un balzello annuale dell’1,5% significa con gli attuali rendimenti non guadagnare nulla, anzi bruciare il capitale. Qualcosa che però non viene spiegato con grande trasparenza, rendendo veramente di difficile se non impossibile lettura per un risparmiatore medio la possibilità di capirne il funzionamento, i costi veri e i balzelli collegati. Certo le autorità di controllo (l’Isvap) hanno costretto le compagnie a pubblicare un prospetto ma è un papiro leggibile oggi solo (e a fatica) dagli addetti ai lavori. Si finge la trasparenza ma la confusione e l’opacità regnano sovrane’.

‘E’ vero che è possibile ‘fuggire’ dalle polizze assicurative grazie alla portabilità e in questo modo è possibile farsi ristornare anche buona parte delle commissioni iniziali addebitate che in alcuni casi potevano arrivare anche al 70%? Insomma come deve comportarsi chi ha sottoscritto una polizza che si accorge che era una ‘fregatura’ perché farcita di una marea di costi? Andare avanti o uscirne?’

Purtroppo questa ‘finestra’ dov’era possibile cambiare sia fondo pensione che ottenere il ristorno delle commissioni precedentemente pagate non è sempre praticabile.
‘Da quando è stata introdotta la limitazione sui costi iniziali – ricorda Sergio Sorgi di Progetica, società di consulenza del settore previdenziale – le compagnie hanno abolito il pre-conto e poichè il ristorno dei costi vale dopo il regolamento relativo e non è retroattivo, l’exit strategy non funziona’’.
Resta invece il tema della portabilità, ovvero se si è sottoscritto magari un fip o pip oppure un piano previdenziale assicurativo ‘esoso’, infarcito di costi e commissioni può aver senso chiedere di trasferire la posizione a un’altra compagnia. Passando magari a un fondo pensione aperto dai costi più trasparenti e bassi (fra i nostri preferiti Seconda Pensione del gruppo Caam). ‘La strategia della portabilità – osserva Sorgi – dovrebbe considerare non solo i costi ma anche le linee di investimento, i comparti, le strategie (life cycle ecc) e le conversioni demografiche. In sintesi, incentivare lo switch continuo non è un consiglio che mi sentirei di dare. Cambiare strategia, invece, se non si è soddisfatti, sì’. Questo discorso della portabilità vale per i fondi pensione o pip: per quanto riguarda le polizze assicurative di tipo tradizionale o le unit linked (quelle che investono in fondi comuni) le possibili vie d’uscita non sono molte. Premesso che secondo il nostro giudizio simili prodotti finanziari sono altamente inefficienti (e una manna quindi per le compagnie e non per i sottoscrittori) per valutare cosa fare occorre leggersi attentamente la documentazione contrattuale per valutare se è meglio riscattare il prodotto o mantenerlo fino a scadenza godendo delle prestazioni sui premi versati. Questo perché in alcuni casi può essere sensato interrompere semplicemente il versamento dei premi mentre in altri conviene richiedere direttamente l’estinzione (e togliersi il dente) poiché almeno così si evita di farsi tosare comunque il proprio capitale. Se poi il tempo di scadenza è comunque limitato si può valutare di andare avanti ‘turandosi il naso’ ma in linea di massima uscire in perdita da un’assicurazione è sempre più conveniente che restarci stra-perdendoci nel tempo che ci separa dalla sua scadenza.
Invece spesso la maggior parte dei sottoscrittori casca in questa trappola ben conosciuta nella finanza comportamentale e che assomiglia a chi giocando a poker perde di brutto ma continua a giocare con l’intenzione di rifarsi. E ottiene il risultato di accrescere solo le perdite… Ma ammettere di aver commesso un errore e un’imprudenza a sottoscrivere a cuor leggero un prodotto ‘pacco’ non è facile e il promotore, assicuratore o family banker è bravissimo a sfruttare questa debolezza psicologica del risparmiatore, convincendolo che è la soluzione più conveniente (omettendo di dire che è certo la soluzione più conveniente ma per lui e la sua compagnia).
Peraltro basterebbe fare solo un costo delle commissioni applicate dai prodotti e valutare spesso il rendimento ottenuto nel tempo di molti di questi prodotti ‘trappola’ per rendersi conto che si stanno regalando letteralmente i soldi alla compagnia e che gli stessi ‘carissimi’ fondi offerti dentro una polizza confezionata senza l’involucro assicurativo renderebbero quasi il doppio nello stesso periodo. Ma così va questo mondo.

‘Le cosiddette rendite vitalizie dei prodotti assicurativi tengono sempre conto dell’inflazione?’

Le rendite vitalizie si rivalutano in base al rendimento delle gestioni separate. In particolare spiega Sergio Sorgi di Progetica ‘il rendimento delle gestioni è stabilmente sopra il tasso di inflazione ma, per quanto riguarda il percettore di pensione, il rendimento si applica in misura diversa in funzione del fatto che la rendita pensionistica sia stata calcolata incorporando o meno un tasso tecnico’. Le pensioni che incorporano un tasso tecnico sono inizialmente più elevate di quelle prive di rendimento premontato ma soffrono di una minore rivalutazione annua proprio perché dal rendimento che la gestione finanziaria consegue va sottratto quello che era già stato concesso anticipatamente. ‘Questo – spiega Sorgi – impatta sul rapporto tra rivalutazione nominale e reale. Avere una pensione un po’ più robusta all’inizio ma che può rivalutarsi meno dell’inflazione e dunque perdere progressivamente potere d’acquisto, o una pensione un po’ meno corposa ma capace di mantenere nel tempo il potere d’acquisto non è per niente residuale, se teniamo conto che i tempi medi di permanenza in pensione si aggirano sui tre decenni’.

‘Cosa bisogna prendere come termine di paragone per valutare se una polizza vita offre condizioni interessanti di rendimento: I Btp a 30 anni o altro?’

Per fare una valutazione congruente occorre prima di tutto vedere qual era il tipo di investimento dichiarato nella polizza. Se era di tipo obbligazionario certo un paniere di titoli di stato ed emessi da società con una durata medio-lunga è sensata. Ma fare questi paragoni può essere fuorviante poiché le compagnie assicurative nelle gestioni separate calcolano i rendimenti tenendo conto dei prezzi di acquisto storici e non come accade in un fondo dei prezzi attuali di Borsa. E quindi i rendimenti elevati che hanno ottenuto eventualmente nel passato non è assolutamente detto che li potranno ottenere ugualmente nel futuro. Sia per le condizioni del mercato che possono mutare sia perché i Btp che rendevano il 10%, per fare un esempio, non li potranno avere più in portafoglio. Inoltre spesso i rendimenti pubblicizzati dalle compagni assicurative sono uno ‘specchietto per le allodole’. Una compagnia pubblicizza certo che il rendimento ottenuto nell’ultimo anno è stato del 4% a favore dei propri assicurati ma difficilmente dice ….che per ottenere quel rendimento il sottoscrittore doveva pagare costi di caricamento, soprattutto il primo anno, superiori al 30%-50% di quanto versato… Attenzione quindi a non comportarsi come le allodole…

‘Cinque anni fa ho stipulato una polizza vita ventennale con un grande gruppo assicurativo italiano. Per i primi due anni ho versato 200 euro al mese e poi li ho portati a 300. Ora vorrei riscattare la polizza per un problema economico sopravvenuto: quanto ci perderei?’

Per rispondere deve leggere quanto scritto nel prospetto e che varia da compagnia a compagnia secondo il regolamento che è stato stabilito. Può cercare di capirlo o interpellare l’agente assicurativo della sua compagnia per farsi fare un conteggio. Fra costi conteggiati anticipati ed eventuali penali con tutta probabilità non ri-otterrà indietro quanto ha versato come ha già capito. Ma nella nostra esperienza, salvo che manchino pochi anni alla scadenza, sempre meglio uscire o sospendere i versamenti che andare avanti a farsi…tosare. Meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine…

‘Che differenza c’è tra una polizza vita index linked a capitale garantito ed una a rendimento minimo garantito?

Nel primo caso le si garantisce (sempre che sia vero come hanno insegnato recentemente alcune polizze che avevano come sottostante bond islandesi o Lehman e l’emittente ha cercato quindi di sgaiattolare..) il rendimento del capitale a scadenza. Ovvero se ha versato 10000 questi in ogni caso le saranno restituito. Viene fatto passare per un affare ma in realtà in questo modo si brucia il capitale lo stesso perché il potere d’acquisto nel tempo muta per effetto dell’inflazione. Un milione di lire di 20 anni fa e 500 euro attuali non sono la stessa cosa…
Il rendimento minimo garantito significa che ogni anno il capitale otterrà invece una rivalutazione positiva certa. Un passo avanti rispetto al capitale garantito ma per fare una valutazione ponderata occorre valutare bene quanto ci costa avere questo rendimento garantito! Se per avere un rendimento del 2% e a fronte di un versamento di 100 la compagnia mi trattiene nei primi anni il 50% fra costi e caricamenti….l’inghippo c’è sempre! E siamo in presenza di un altro specchietto per le allodole.

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI