RIDATECI GIULIANO AMATO SE IL FUTURO E’ FABRIZIO BARCA E POI AFFONDARE PER SEMPRE

 

Nello scherzo telefonico organizzato dalla trasmissione “La Zanzara” di Giuseppe Cruciani a Fabrizio Barca, ex Ministro della Coesione Territoriale nel governo Monti vi è un passaggio che merita di essere messo in evidenza e non è quello su cui invece si stanno soprattutto scatenando i giornali e siti.

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Fabrizio Barca, ex ministro del governo Monti e fino a ieri in pole position per diventare ministro dell’Economia nel governo Renzi I

Ovvero le pressioni che il patron del gruppo Repubblica/Espresso (al secolo Carlo De Benedetti) avrebbe fatto insieme a Matteo Renzi per imbarcare… Barca come super Ministro dell’Economia come confida lo stesso Barca (e dall’Ingegnere è arrivata una smentita).

Vi è però un altro aspetto molto interessante in questa conversazione dove Barca si sfoga contro tutto e tutti (dando non certo un giudizio lusinghiero sul nuovo nascente governo Renzi) non sapendo che milioni di persone potranno poi conoscere il suo pensiero “intimo”.

L’ex ministro non sa, infatti, che è vittima di un tranello di un imitatore e pensa di parlare confidenzialmente al presidente della Regione Puglia, Niki Vendola, leader di SEL, e proprio perché le sue dichiarazioni sono private offrono un interessante spaccato di come ragiona un funzionario dello Stato diventato poi Ministro e con l’adesione al Partito Democratico uno dei suoi esponenti più in vista nella “sinistra che vuole fare cose di sinistra”.

 

Cosa dice il Barca fra le tante cose?

 

“Se io dico che voglio fare una patrimoniale da 400 miliardi di euro, che secondo me va fatta, tu cosa rispondi?”

 

Confesso che dopo che ho sentito ieri sera questa dichiarazione del compagno Fabrizio Barca sono rimasto un po’ turbato. Anche perché a fare questa dichiarazione non è il primo che passa o un politico seppure di orientamento di sinistra ma un personaggio con un curriculum di tutto rispetto che dovrebbe capire di cosa si parla soprattutto quando si danno i numeri.

Fabrizio Barca è certo un figlio d’arte (suo padre è stato un ex partigiano, economista, parlamentare comunista nonché ex direttore de L’Unità) ma ha lavorato in Italia e in organismi internazionali con incarichi presso l’Ocse, la Commissione Europea, il ministero del Tesoro, Banca d’Italia oltre ad aver insegnato in importanti università italiane e straniere.

In Banca d’Italia ha ricoperto gli incarichi di capo della Divisione ricerca e quindi di numeri ne dovrebbe masticare. Sono tanti o pochi 400 miliardi di euro la somma che ha pronunciato?

Sul sito di Bankitalia l’ultimo studio recente sulla ricchezza delle famiglie italiane (clicca qui per scaricarlo) ci dice che il “tesoretto” ammonta alla fine del 2012 a circa 8.542 miliardi di euro, corrispondenti in media a 143 mila euro pro capite e a 357 mila  euro per famiglia. Le attività reali rappresentavano il 61,1 (immobili, fabbricati, terreni) per cento del totale  delle attività, quelle finanziarie il restante 38,9 per cento.

In pratica la ricchezza degli italiani è soprattutto illiquida perché legata al mattone, particolare non di poco conto.

Secondo lo studio di Banca d’Italia riguardo invece le attività finanziarie che a fine 2012 ammontavano a 3.670 miliardi di euro il 42 per cento era detenuto in  azioni e partecipazioni in società di capitali, obbligazioni private, quote di fondi comuni di  investimento, partecipazioni in altre società, titoli esteri e prestiti alle cooperative.

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I depositi bancari, il risparmio postale e il contante rappresentavano poco più del 31 per cento del  complesso delle attività finanziarie; la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli pubblici italiani era pari al 5 per cento. Le riserve tecniche di assicurazione, che rappresentano  le somme accantonate dalle assicurazioni e dai fondi pensione per future prestazioni in favore delle famiglie (incluse le forme volontarie di risparmio assicurativo), ammontavano al 19 per cento del totale delle attività finanziarie.

Con riferimento ai depositi bancari, nel 2012 erano censiti oltre 47 milioni di conti per un ammontare totale superiore a 660 miliardi di euro.

Quindi semplificando una stangata da 400 miliardi di euro non è una cosa da poco perché significherebbe agire su una cifra pari a oltre un quarto della ricchezza prodotta in tutto il Paese in un anno visto che il Prodotto Interno Lordo è inferiore ai 1600 miliardi euro.

Certo 400 miliardi sullo stock del patrimonio accumulato (8.500 miliardi circa dalle famiglie) rappresentano “solo” il 5% scarso. Ma nello stock ci sono dentro soprattutto le case e gli appartamenti detenuti dagli italiani e poi gli investimenti detenuti e poi i soldi sui conti correnti e conti deposito.

Il Barca quando dice 400 miliardi di euro cosa ha in mente operativamente? Una manovra “una botta e via” e pazienza se il malato muore o qualcosa di più sofisticato?

Andiamo verso l’esproprio anche degli appartamenti detenuti dagli italiani per versare “l’oro alla patria” nel caso che uno non abbia abbastanza contanti per soddisfare la voracità dello Stato? Se uno non ha liquidità che deve fare?

Vendere l’immobile dove vive o che affitta, per poter così far contento il compagno Fabrizio (e pazienza se questo potrebbe significare milioni di italiani in coda alle agenzie immobiliari per vendere i propri asset con facili immaginabili conseguenze per i prezzi)?

O vendite forzose anche sui titoli azionari o obbligazionari detenuti direttamente oppure tramite fondi per dare un po’ di soldi allo Stato che ne saprà fare poi buon uso?

 

Oppure la si fa facile e si agisce solo sul cash: basta dire che da una certa data in poi con provvedimento preso nel giro di una notte come fece un certo ministro Giuliano Amato nel lontano 1992. Allora lo “scippo” fu del 6 per mille, un modo un po’ più indolore di dire lo 0,6%.

Oggi secondo il Barca pensiero se dovessimo ragionare sulla liquidità detenuta dalle famiglie italiane significherebbe applicare un prelievo del 60%.

Sì avete letto bene. Andate una mattina in banca e vedete sul conto il 40% di quanto avevate depositato (quindi meno della metà) perché lo Stato ha messo come a Monopoli una “carta imprevisti” che recita “Il ministro Barca ha deciso di applicare una tassa patrimoniale sul 60% dei tuoi liquidi per provare a sistemare i conti dello Stato. Consegna le banconote e vai indietro di 30 caselle”.

Sì perché al di là dell’effetto economico immediato di una patrimoniale “monstre” c’è poi da considerare quale sarebbe l’effetto per l’economia. Se i conti degli italiani vengono alleggeriti di tutti questi soldi è ragionevole pensare che sull’economia poi se ne vedano alcune conseguenze non proprio secondarie con il rischio concreto che il Pil italiano s’inabissi del tutto, altro che cura…
Immaginate, infatti,  che con quei soldi che avevate sul conto dovevate pagare un mutuo o un fornitore o acquistare una nuova auto o far sposare vostra figlia. Che succede dopo che una nazione viene “spiumata”, per dirla con Paperon de Paperoni, di una simile colossale cifra?

Io qualche idea ce l’ho e penso a una sola parola: depressione. E non credo affatto, soprattutto da italiano, al concetto certo nobile di redistribuzione secondo il quale i soldi prelevati con simili tasse dovrebbero servire a favorire “una maggiore equità fiscale e una redistribuzione di risorse e sacrifici”.

In questi anni abbiamo visto incrementare senza soste la pressione fiscale e anche il debito pubblico e non abbiamo assistito a nulla di tutto questo, anzi…

Prima di buttare soldi dentro a un buco senza fondo sarebbe forse bene cercare di tapparlo e cambiarne magari tutti i guardiani e le regole d’ingaggio.

 

Per “aggiustare” il bilancio, aumentare il peso delle tasse ordinarie e straordinarie non è, infatti,  una soluzione come dovrebbe insegnare la storia di questo Paese che vede da anni il Pil arretrare più di tutte le altre economie dell’Unione Europea anche perché (e questo non bisognerebbe avere un curriculum come quello di Fabrizio Barca per capirlo) ogni azione in economia e finanza genera delle conseguenze.

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E non basta semplicemente applicare una tassa patrimoniale di 400 miliardi di euro per aver risolto qualcosa perché posto che riesci a incassare tale somma si creano delle conseguenze e dei “danni collaterali” che in economia si dovrebbero valutare bene perché altrimenti la toppa rischia di essere peggiore del buco.
E purtroppo in certi pensatoi queste norme elementari di buon senso non fanno breccia perché forse vige forse il concetto di “ceteris paribus” ovvero questa idea è una genialata «se le condizioni non mutano».

Peccato che le condizioni, soprattutto quando si parla di economia e finanza ovvero di soldi, mutano e non prevedere adeguatamente tutti gli effetti che potrebbe avere una patrimoniale di 400 miliardi di euro e un incremento della tassazione del risparmio (si veda anche questo nostro articolo in proposito sulla tassazione delle rendite finanziarie con una lettera a Matteo Renzi) rischia di generare non la soluzione di tutti i problemi (il debito pubblico) ma il colpo mortale all’Italia.

 

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Giuseppe Cruciani e David Parenzo, conduttori de La Zanzara su Radio24

Ma forse Fabrizio Barca aveva in mente qualcosa di più raffinato e c’è solo una soluzione per saperlo: ti prego Giuseppe Cruciani e redazione de “La Zanzara”  richiamatelo! Magari questa volta a nome di Susanna Camusso 😆

Urge subito un nuovo scherzo telefonico per fare chiarezza.

 

LA TRASCRIZIONE DELLA TELEFONATA DEL FINTO VENDOLA AL VERO BARCA

Fabrizio Barca crede di parlare al telefono con Nichi Vendola, e parla delle pressioni ricevute da parte di De Benedetti, ecco la trascrizione della telefonata e l’audio integrale

 

“Non amo gli assalti. eccetera. Sono sotto pressione, Nichi, una pressione che è crescente Ma io non ci penso proprio, tanto per essere chiaro, ma proprio proprio!”. Un finto Nichi Vendola beffa così l’ex ministro del Pd Fabrizio Barca, che durante lo scherzo architettato da La Zanzara su Radio 24 rivela di aver detto un “no secco” all’ipotesi di fare il ministro dell’Economia, 

 

Finto Vendola beffa Fabrizio Barca: “sono fuori di testa, da Renzi nemmeno una telefonata”

ma di subire pressioni continue per fare il ministro dell’Economia da Carlo de Benedetti, proprietario del gruppo Espresso. “Capirai dice Barca al finto Vendola che mi costa, visto come sono fatto. Ho parlato con Graziano (Del Rio, ndr) e pensavo 48 ore fa di averla stoppata questa cosa se fallisce anche questa è un disastro, però non possono pretendere che le persone facciano violenza ai propri metodi, ai propri pensieri, alla propria cultura. Quindi sono stato proprio chiarissimo evitiamo che nasca una cosa alla quale vengo forzato”. “Poi prosegue Barca – è iniziata la sarabanda del paron della Repubblica che continua Lui non si rende conto che io più vedo un imprenditore dietro un’operazione politica più ho conferma di tutte le mie preoccupazioni. Un imprenditore che si fa sentire .”. Ma di chi parli, chiede il finto Vendola: “Del padrone della Repubblica, con un forcing diretto di sms, attraverso un suo giornalista, con una cosa che hanno lanciato sul sito ‘chi vorresti come ministro dell’Economia’ dove ho metà dei consensi’. Questi sono i metodi. Legittimi, per carità. Questo è il modo di forzare, di scegliere, di discutere. Non una volta chiedendomi: ma se lo fai cosa fai?. Se io dico che voglio fare una patrimoniale da 400 miliardi di euro, cosa che secondo me va fatta, tu cosa rispondi? Mi dici che va bene?”. Mi sembra fantapolitica, dice ancora il finto Vendola. “Nichi dice ancora Barca è una cosa che è priva non c’è un’idea, c’è un livello di avventurismo. Non essendoci un’idea, siamo agli slogan Questo mi rattrista, sto male, sono preoccupatissimo perché vedo uno sfarinamento veramente impressionante, Nichi”. Dunque hai rifiutato, insiste il finto Vendola, interpretato da Andro Merkù: “Ho rifiutato secco, ma secco in un modo Ieri ho dovuto scrivere un messaggio..attraverso la Annunziata mi è arrivato un messaggio: ma se ti chiama il presidente? Ho dovuto mandare un sms scritto così: vi prego di non farmi arrivare nessuna telefonata”. “Sono colpito dice ancora Barca – dall’insistenza, il segno della loro confusione e disperazione e poi in tutto questo ovviamente io dovrei essere quello tuo e ovviamente c’è pure la copertura a sinistra sono fuori, sono fuori, sono fuori di testa!”. Ma Matteo ti ha detto qualcosa in particolare?, chiede “Vendola”: “No, lui no. Tutto questo non capendo, Nichi, neanche le persone. Se mi chiami, vengo, ci vediamo mezz’ora, ti spiego in cinque minuti e ti do anche qualche consiglio perché io sono fatto così. No, invece tutto questo attraverso terzi, quarti, quinti, un imprenditore “. Il finto Vendola dice: poi questo governo con i diversamente berlusconiani E Barca: “Certo, certo, cosa è cambiato?”. “E poi non si ha idea entrando dentro cosa fai. C’è anche una questione di rapporti di fiducia”. In che senso, incalza Vendola. “C’è una cosa dice Barca – che si chiama umanità. Io penso che in tutta questa vicenda oltre alla irresponsabilità politica, ci sia anche un elemento disumanizzante. Cioè, il metodo è contenuto Tutto questo è avvenuto con irresponsabilità e dei modi, con un livello di personalismo, con un passaggio all’io .”. E poi i due si salutano.

 

 

 

 

 

 

 

 

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