Rischi geopolitici, opportunità hi-tech. Questa è l’Armenia

Un investitore chiede lumi sui bond armeni. Focus sui rischi e le opportunità di investimento dell'ex repubblica sovietica situata nel Caucaso.

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Ho letto che qualche settimana fa è stato emesso dall’Armenia un bond (Isin XS2010028939) con rendimento del 4%. Può essere una buona idea per diversificare e trovare un po’ di rendimento?

Carlo M. – Torino

Risponde Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF

Ha fatto notizia nel represso mondo obbligazionario dove il rendimento medio per i titoli di stato europei decennali attuale è dello 0,2% il collocamento da 750 milioni di euro di un’obbligazione governativa dell’Armenia con scadenza analoga (2031) e rendimento vicino al 4% annuo.

Un rendimento apparentemente allettante ma che è salito ulteriormente nelle ultime settimane al 4,8% lordo (con il titolo in discesa ora di oltre 7 punti percentuali) effetto di vendite sul titolo a dimostrazione che come sosteneva l’economista Paul Samuelson non esistono “pasti gratis”.

Per questo paese caucasico senza sbocchi sul mare incastonato fra Turchia, Georgia, Azerbaigian e Iran, il momento economico è difficile e aggravato dalla pandemia che nella capitale Erevan (dove vive quasi un terzo della popolazione del Paese di poco più di 3 milioni di abitanti) ha avuto un impatto comunque contenuto rispetto all’Italia (107 decessi per 100.000 abitanti contro i 158 in Italia).

Il Ministro del Tesoro si è visto quasi costretto a collocare questa obbligazione per fronteggiare i costi della pandemia, ma anche i danni provocati dalla breve guerra con l’Azerbaigian per l’area del Nagorno-Karabah.

Un evento che ha lasciato cicatrici profonde sul piano della credibilità del paese tra gli investitori che considerano generalmente l’Armenia uno stato instabile e destinato a perenni tensioni geopolitiche. Il paese vuole evitare un isolamento che metterebbe in ginocchio l’economia.

 

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Ankara ha armato e fortemente sostenuto l’Azerbaigian nel conflitto di sei settimane del Nagorno-Karabakh che ha avuto luogo lo scorso autunno e si è risolto con un accordo di tregua tra Azerbaigian ed Armenia e lo schieramento di una forza di pace russa lungo il confine nel quale l’Azerbaigian ha realizzato sostanziali guadagni territoriali. I confini fra Turchia e Armenia sono rimasti chiusi e quella che ha più da perdere è l’Armenia che ha perso un suo mercato importante di sbocco per i suoi prodotti agricoli e vini pregiati.

Allo stato attuale l’Armenia per ripicca ha deciso di togliere i prodotti turchi dagli scaffali dei suoi supermercati, sostituendoli con alternative iraniane come una risposta ufficiale al sostegno aggressivo che la Turchia ha dato all’Azerbaigian.

Per il debito pubblico armeno non è quindi un bel momento e non a caso il rating delle agenzie internazionali è severo: rating B+ per Fitch, Ba3 per Moody’s ovvero l’equivalente di titoli considerati ad alto rischio quando non già definiti come livello “junk” ovvero spazzatura.
Nel corso del 2020 anche a causa del Covid, il debito pubblico armeno è esploso quasi a 8000 miliardi di dollari (+8,8%) portando al 66,5% il rapporto debito/Pil e il dram, la valuta locale, ha perso quasi il 20% contro l’euro nell’ultimo anno.

Per noi italiani che veleggiamo oltre il 160% di rapporto debito/Pil può sembrare quella armena una situazione quasi idilliaca, ma va considerato che oltre l’80% del debito pubblico armeno è denominato in valuta straniera, e rappresenta più del doppio delle riserve valutarie di questo Paese e questo espone lo Stato a diversi rischi.

 

Dati principali dell'Armenia
Dati pubblicati sul quotidiano La Verità, forniti ed elaborati parzialmente da SoldiExpert SCF

 

Ma in Armenia esistono anche le opportunità

 

L’information technology è uno dei punti di forza di questo Paese che ha ottimi contatti con la Silicon Valley e il Mit (Massachusetts Institute of Technology) una delle più importanti università di ricerca del mondo. Per questo motivo può vantare un ottimo capitale umano e a Eravan ha sede il Tumo Center for Creative Technologies, un centro di educazione alla creatività digitale per i giovani armeni che è un fiore all’occhiello di questo Paese e che sta dimostrando che si può competere nell’era digitale da qualsiasi luogo nel mondo.

Molte app scaricate sugli smartphone in tutto il mondo (come PicsArt nel mondo delle immagini) sono realizzate da start up e software armene e questa “vocazione tech” ha origini nel passato poiché al tempo dell’Unione sovietica, l’Armenia era il centro di sviluppo software dell’Urss. La pianificazione sovietica assegnava, infatti un settore di sviluppo a ciascuna area dell’Unione, e all’Armenia toccarono i software e i computer e questo spiega l’attitudine digitale e tech.

Il passato dell’Armenia è di un Paese che ha dovuto affrontare grandi sfide e cadute e che spesso si è trovato molto isolato anche perché geograficamente svantaggiato, cristiano in un’area in gran parte musulmana e con ai confini un’arrembante Turchia che ancora non ha riconosciuto il genocidio compiuto dagli ottomani all’inizio del Novecento e non vede di buon occhio il nuovo regime armeno troppo filo-occidentale per i gusti di Erdogan.

Due anni e mezzo fa in Armenia si è svolta la cosiddetta “rivoluzione di velluto” (per la natura non violenta) che ha segnato una svolta parzialmente filo-atlantica (seppure la Russia rimane un partner strategico in diversi settori), anti-corruzione e portato al potere il leader dell’opposizione, il giornalista Nikol Pashinyan.

La presenza italiana è limitata dal punto di vista imprenditoriale in Armenia è ancora limitata ma esistono diversi progetti e vi è una grande passione per tutto ciò è che è italiano” spiega Gianluca Marcianò, direttore di orchestra internazionale e punto di riferimento della comunità tricolore. A Everan, la capitale dell’Armenia, il maestro Marcianò risiede e dirige l’Armenian State Symphony Orchestra con uno sguardo attento all’evoluzione del Paese.

Internet è ovunque e tutto è sempre più digitalizzato – spiega Marcianò che in Italia è il fondatore e direttore artistico del Lerici Music Festival – e il mercato immobiliare sta crescendo molto e presenta buone opportunità e potenziale e va ricordato che la diaspora armena dopo il 1915 è stata fortissima e questo significa che gli armeni nel mondo oggi sono oltre 4 volte quelli residenti in patria. E questo si traduce in ricche rimesse e uno spirito molto aperto alla contaminazione e all’innovazione”.

Multinazionali come Google, Oracle, Microsoft, D-Link hanno aperto i loro uffici nella repubblica caucasica e oggi digitalizzazione e sicurezza informatica sono fra i settori più gettonati e il settore dell’IT (information technology) cresce di oltre il 20% all’anno. Le aziende informatiche producono più del 6% del pil armeno. Un dato in linea con gli Stati Uniti e con le economie più avanzate del mondo e molto superiore a quello di paesi del livello economico dell’Armenia. Nel cuore della Caucaso, l’unica battaglia che si vorrebbe combattere domani è quella dell’hi-tech.

Detto tutto questo sull’Armenia ci risultano diversi progetti di investimento per sfruttare questa porta di accesso all’Eurasia senza dazi e che presenta anche dei comparti interessanti a partire dalle energie alternative per arrivare alla tecnologia ma in un paniere diversificato di investimenti azionari e obbligazionari ci sembra anche nell’ipotesi di un profilo aggressivo una scelta un po’ arrischiata. Tra l’altro il bond citato da quando è stato collocato complice la risalita dei rendimenti a lungo ha perso quasi 8 punti percentuali dal collocamento ed è negoziabile per lotti minimi da 200.000 euro di valore nominale (cosa che lo rende inseribile eventualmente e con molti se e ma solo in portafogli da molti e molti milioni di euro).