Riservata Personale. DISTRUGGIAMO I COMPUTER E VIVREMO (E INVESTIREMO) MEGLIO?

Avete mai visitato in gioventù una tipografia? Mi è capitato mettendo a posto un armadio della casa dove vivono i miei genitori a Torino di trovare dei vecchi punzoni,  omaggio di quando da ragazzo visitai con la scuola la sede della Gazzetta del Popolo.  Da alcuni decenni questo storico quotidiano torinese non c’è più e anche la vecchia stampa tipografica appare sempre più quasi come un ricordo passato che ci riporta addirittura al  1450 e a un certo orefice di Magonza di nome Johann Gutenberg.

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi tutti possiamo stampare quello che desideriamo, collegando il nostro computer o tablet a una stampante anche senza fili. Se vogliamo stampare in modo più professionale un libro (o  qualsiasi tipo di altro materiale) possiamo anche ricorrere alla stampa digitale e attraverso il nostro computer inviare un file a una tipografia veneta, tedesca o laziale dopo averne confrontato i prezzi  e dopo massimo 2 giorni avere tutto il materiale stampato comodamente in ufficio tramite un corriere. Se poi un libro o un giornale lo vogliamo leggere invece che stampare anche qui la rivoluzione digitale sta facendo il suo corso e il catalogo di libri come di quotidiani che è disponibile online è sterminato.

Su Amazon il numero di ebook disponibile è sempre più ampio ed è possibile abbonarsi a qualsiasi quotidiano, scaricandolo sul desktop del proprio computer o tablet.  A prezzi quasi sempre concorrenziali (tranne “Il Sole 24 Ore” i cui manager si credono da anni su un altro pianeta…) rispetto al vecchio mondo. La tecnologia e i computer sono entrati nella nostra vita in tutti gli ambiti, naturalmente. E la nostra vita ne è sempre più condizionata. In meglio nonostante tutto.

Vorreste vivere come Robinson Crusoe? Io no! Cosa sarebbe la nostra vita dovessimo riportare le lancette dei nostri orologi di qualche decennio o secolo? Qualche lustro fa mi è capitato di fare un esperimento simile, trascorrendo una decina di giorni con Roberta su uno sperduto atollo in mezzo al mar dei Caraibi a qualche centinaio di miglia dalla costa del Belize. Il format de “L’isola dei famosi” (dove persone famose e non “lottano” per la sopravvivenza ) era ancora lontano dall’essere inventato ma un po’ per caso e un po’ per curiosità ci trovammo a vivere questa avventura, pensando all’inizio che vivere come Robinson  Crusoe  fosse un’esperienza fantastica.

Niente energia elettrica, niente gas, telefoni, computer o altro ma soprattutto la compagnia della natura, del mare incontaminato e delle stelle. Dopo i primi giorni dovemmo ricrederci. La natura non è sempre benigna come pensiamo. Di notte il vento e gli uragani rendevano veramente difficile prendere sonno come il freddo; i mosquitos se anche riuscivi a dormire ti svegliavano con i loro piccoli e continui morsi; la capanna (fatta con le foglie delle palme e materiale del posto) dove dormivamo sembrava a volte non poter resistere alle intemperie notturne; l’isola era bella ma piccola e a girarla tutta ci bastava poco meno di 20 minuti e non tutto era incantevole perché i rifiuti lasciati dagli altri turisti o dalla famiglia tedesca che gestiva questo isolotto rovinavano (e non poco) la bellezza del posto.

Inno a Satana?Dai telefonini ai computer, dalle automobili agli elettrodomestici, dalla sanità alla vita di tutti i giorni tutto ruota sempre più ai bit. Le “macchine” avranno pure tolto qualcosa di romantico ai bei tempi andati, possono creare anche storture e dipendenza, ma ci sono indispensabili. Non ci sarebbe stato progresso dell’umanità senza tecnologia. E senza arrivare al manifesto futurista già nel 1863 un certo Giosuè Carducci aveva celebrato nell’”Inno a Satana” l’arrivo della locomotiva, come un segnale del trionfo della scienza e del libero pensiero.

Giosuè Carducci

Satana simbolo della modernità e della razionalità, figura di anticonformismo e ribellione allo stato attuale delle cose e non certo come simbolo del “maligno”. Confesso che quando parliamo io e Roberta del nostro approccio agli investimenti (e che non è certo solo nostro ma condiviso da sempre più gestori, money manager e analisti) ed evochiamo l’utilizzo anche delle “macchine” nelle nostre strategie d’investimento avverto in alcuni risparmiatori e investitori un certo fastidio.

E poco importa se in un decennio di applicazioni da parte nostra di simili metodologie i nostri portafogli hanno ottenuto risultati nettamente superiori  all’andamento del mercato, guadagnando di più e perdendo di meno. Concretamente in questi lustri i nostri portafogli azionari hanno ottenuto un rendimento medio annuo del 6% mentre quelli obbligazionari di circa il 4% con una volatilità inferiore di oltre la metà a quelle espressa dai mercati. E nell’azionario con i mercati che nel frattempo hanno ottenuto un rendimento netto annuo composto negativo! Inutile girarci intorno. Dire che per analizzare e selezionare i titoli (che possono essere azioni, fondi o Etf con sottostante qualsiasi asset) si utilizzano  anche i computer e dei trading system individuare per  il market timing (ovvero quando comprare e vendere) solleva una qualche inquietudine in un certo pubblico.

I trading system (o sistemi quantitativi o algoritmici o come “Diavolo” li vogliamo definire)  non sono nulla di esoterico peraltro ma semplicemente delle istruzioni software (ovvero delle regole che in base all’andamento dei prezzi e di altre eventuali variabili ci dicono quando “comprare” o “vendere”) elaborati dal nostro team in questi anni al fine di migliorare (in base alla nostre esperienza e osservazioni sul mercato) il cosiddetto “market timing”.  Ovvero per cercare quando entrare e uscire da un titolo o fondo: qualcosa di molto importante salvo che voi non siate seguaci di quei mattacchioni che dicono che nel lungo periodo non è importante comprare le Seat Pagine Gialle a 7 euro o a 0,007 perché guadagnerete comunque quasi la stessa cifra. Forse nell’aldilà. Noi non siamo di questa idea che i prezzi di acquisto e vendita siano una “variabile indipendente” (e ancora oggi ci sono un sacco di promotori e persino consulenti ed esperti che vogliono farvi credere questo) e che in Borsa basta acquistare qualcosa per ottenerne un profitto e basta solo aspettare.

Il grande scrittore di fantascienza e divulgatore scientifico Isac Asimov chiamato all’inizio degli anni ’80 come testimonial di un nuovo computer

 Le “macchine” possono anche lavorare per noi. E i nostri investimenti se usate bene. Ma l’uso delle “macchine” solleva sempre qualche perplessità (alcune comprensibili quando si parla di “high frequency trading”, altre a prescindere..). Si possono usare i computer, i chip e i bit per tutto ma quando si parla d’investimenti una grande fetta della popolazione soprattutto quando si parla di risparmi vorrebbe ancora che si faccia all’antica con il guru che come l’antico oracolo sa quando è il momento di acquistare e vendere perché prevede il futuro.

Colui che sa cosa accadrà fra 6 mesi o 18 mesi, dove saranno i tassi di cambio nel futuro, se l’economia riprenderà o quell’azienda si prepara ad affrontare una fase di boom oppure di depressione. I cosiddetti esperti…. Sappiamo che questo tipo di persone non esistono quasi da nessuna parte (né fra gli economisti, né fra gli analisti finanziari  o i gestori)  e in questi ultimi anni ne abbiamo avuto illustri prove eppure questa figura del “guru”, di questo essere superiore che nei mercati finanziari grazie alle sue intuizioni e capacità è in grado di prevedere il mercato ancora furoreggia ed è più che mai richiesto. Resiste, infatti, fortissimo nell’immaginario di molti investitori, e anche per questo motivo la comunicazione tradizionale delle società di gestione, dei giornali e settimanali finanziari (che spesso ne sono una grancassa visto che vivono soprattutto grazie agli introiti pubblicitari) si adegua.

E i giornali (non solo quelli specializzati) abbondano di pagine dove  si possono leggere i pareri di qualsiasi tipo di guru e del suo ufficio studi. Siamo arrivati quasi al paradosso di gestori e analisti che utilizzano nella pratica sistemi di tipo quantitativo e dove ben poco è lasciato alla fantasia che si fanno intervistare però dai giornali e producono corposi report macro-economici e di scenari futuri che sono loro i primi a non seguire. Ma siccome vi è un elevato  numero di investitori e risparmiatori che credono ancora “all’asino che vola” il mondo è zeppo di analisti, gestori, economisti che si affannano (sempre più per sole ragioni di colore e per rassicurare il pubblico a cui si rivolgono nel dimostrare che sono “esperti”) con interviste sui giornali, convegni e speciali a fingere che sanno veramente prevedere quello che accadrà.  Un bel paradosso: mai nel mondo c’è stata così incertezza (soprattutto quando si parla di economia e finanza; mai si è visto la “scienza economica” fallire così tante previsioni  e mai si sono visti al mondo così tante persone esperte di quello che accadrà!) C’è della logica in questa follia, naturalmente.

Vi è una gran fetta di risparmiatori a cui vendere ancora la favoletta che c’è qualcuno che detiene la “verità” e la conosce naturalmente quasi in anticipo come in un racconto di Isac Asimov che lessi da ragazzo dove il protagonista riusciva a entrare in possesso del giornale (comprese le quotazioni borsistiche) del giorno prima. E peraltro tutte le importanti banche e società di gestione (basta leggere una presentazione di quelle consegnate ai clienti) vendono ancora questo “valore aggiunto”, sottolineando la loro competenza sui mercati grazie a team sterminati di analisti ed economisti sparsi in tutto il globo che monitorano senza sosta tutte le opportunità sui mercati.  Incontrando tutti  i vertici delle società quotate e facendo così capire che sono in possesso di informazioni di prima mano, privilegiate e non accessibili ai comuni investitori mortali (leggetevi in proposito l’incredibile storia del più importante gestore inglese, Anthony Bolton che in Cina col suo Fidelity China Special Situations ha rimediato in questi anni una pessima figura).

Peccato però che tutta questa capacità superiore di analizzare e reperire informazioni si scontri poi con i risultati della maggior parte di queste società che esibiscono fantasmagorici  “guru” e “team di uffici studi” il cui andamento dei fondi e delle gestioni è stato in questi anni nettamente peggiore del mercato.  E qui cade l’asino. E per questo credo che un “navigatore”  intelligente (tipo quelli ultimi che ti dicono anche in tempo reale se ci sono incidenti o code durante il percorso) per gli investimenti può essere molto utile. Ed è concetto intorno a cui ho sviluppato prima il sito di consulenza BorsaExpert.it e poi con Roberta Rossi la consulenza personalizzata di MoneyExpert.it Ed è un approccio sempre più utilizzato nel mondo anche dai consulenti  finanziari.

Le soluzioni precotte e facili o chi vende il “sole in tasca” ed è sicuro di quello che accadrà nel futuro non mi convincono. E invito a diffidarne. Non per “partito preso” ma guardandone i risultati ottenuti.

 

Per conoscere in modo più approfondito i portafogli e le strategie di BORSA EXPERT clicca qui

oppure

Se desideri conoscere senza impegno la consulenza personalizzata di MoneyExpert.it  clicca qui

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI