Guadagnare in Borsa? O fai tue queste 5 regole o sei fottuto

I mercati finanziari possono regalare grandi gioie ma anche grandi dolori. Come si può guadagnare in Borsa? Ecco le 5 regole del "gioco" che gli investitori dovrebbero ricordare

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Che i mercati possano salire ma anche scendere e prendersi delle pause e ogni tanto anche delle piccole e grandi sberle, non è una novità .
I mercati finanziari possono regalare grandi gioie ma anche grandi dolori e per come è costruito il nostro software ovvero il nostro cervello le perdite anche temporanee valgono il doppio dei guadagni ed è bene non dimenticarsi mai le 5 principali regole del “gioco” che è bene ogni tanto ricordare:

1) Per guadagnare in Borsa bisogna fingere di disinteressare dei guadagni e delle perdite. Non è facile ma se si è emotivi si è travolti anche se si possiedono le “carte buone”. Più si guarda la propria posizione e si misurano giornalmente progressi e regressi, maggiormente aumenta la probabilità di farsi travolgere dall’operatività fine a se stessa.

Se ci si ferma al presente si corre il rischio di andare quasi sempre fuori strada come insegna il professore Paolo Legrenzi. Bisogna pensare al “presente esteso” e considerare l’investimento come il percorso che si affronta nello studio o nel lavoro.. concentrarsi troppo su quello che accade nel breve rischia di farci perdere la “big picture”.

2) Non esistono strategie vincenti sempre sui mercati e le perdite fanno parte del “pacchetto”. Anche Muhammed Ali che ha disputato nella sua carriera da professionista 61 combattimenti 7 volte ha perso e qualche volta è caduto pure sul tappeto. Prendersi pugni in faccia dalla Borsa è quindi qualcosa da mettere in conto.

Per questo è importante ragionare non tanto su quanto si potrà guadagnare sui mercati ma quanto si saprà sopportare di perdita perché le fasi avverse arrivano sempre e un buon consulente te ne parla senza nasconderle. Investire significa programmare, non improvvisare.

 

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3) L’evidenza empirica dimostra che un approccio strategico e di lungo periodo all’investimento azionario o bilanciato può portare i migliori risultati. Un portafoglio investito in modo efficiente e diversificato in azioni, obbligazioni e una spolverata d’oro in 50 anni e gestito in modo tranquillo con pochi ribilanciamenti annui avrebbe prodotto un rendimento che nemmeno lo zero virgola qualcosa dei cosiddetti trader ha realizzato nello stesso periodo. E quanto hanno reso i mercati finanziari e soprattutto azionari non ha quasi rivali con altri tipi di investimento non solo per rendimenti ottenibili ma anche per liquidabilità

4) Chi investe crede fondamentalmente nel progresso dell’uomo e dell’economia a lungo termine. E nella capacità delle aziende più importanti di accrescere gli utili e i dividendi. Si può certo essere critici anche sul modello capitalista ma va dato atto che nonostante tutto il tenore di vita di noi “umani” è aumentato di circa 20 volte negli ultimi 170 anni.

Se si pensa che tutto andrà in vacca o cacca, il mercato azionario o obbligazionario sembrerà sempre pericoloso come apparirà sempre indecifrabile comprendere a breve termine gli sbalzi emozionali degli altri investitori. Se nel breve termine possono influire sull’andamento dei prezzi le aspettative e la psicologia del branco, nel lungo termine emerge SEMPRE il rendimento che le aziende hanno prodotto dal punto di vista economico come utili, innovazioni, quote di mercato conquistate.

Chi investe (e non punta invece solo al trading speculativo o a breve termine) si concentra soprattutto su questo aspetto e cerca di cogliere nel tempo i progressi dell’economia e delle migliori società quotate in tutti i settori.

 

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5) I costi sono importanti e non sono una variabile indipendente quando si investe perché se il loro conto diventa esorbitante questo è in grado di ammazzare i rendimenti. “Quando trilioni di dollari sono gestiti dagli operatori di Wall Street in cambio di compensi elevati sono i gestori che raccolgono profitti smisurati, non i clienti” ha scritto qualche tempo fa Warren Buffett e questo è soprattutto attuale in Italia dove i costi del risparmio gestito applicati dalla maggior parte delle banche e delle reti sono fra i più alti in Europa (e molto più alti di quelli applicati negli Stati Uniti!).

Maggiori costi di consulenza o sui prodotti finanziari non equivalgono a potenziali maggiori rendimenti e l’inchiesta che il Sole 24 Ore nell’inserto di questa settimana sulle polizze finanziarie dovrebbe far aprire gli occhi a qualcuno su come l’attuale sistema predominante in Italia basato sulle retrocessioni genera dei mostri (risparmiatori che spesso a loro insaputa possono pagare costi annui del 7-8% annuo in un conflitto d’interessi mostruoso che non fa certo l’interesse dei risparmiatori.

 

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