Fondi H2O: disgelo in vista per i side pocket? La fredda verità

I sottoscrittori dei fondi H2O vedranno la luce in fondo al tunnel di questa vicenda? La valutazione dei fondi H2O side pocket è stata sospesa. Arriverà davvero il tanto agognato disgelo?

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Ci sono nuove notizie sui fondi H2O illiquidi ma per i sottoscrittori potrebbero non essere buone. Delle questioni rilevanti ne ha parlato il quotidiano francese Les Echos. E di cosa si tratta? Si intravede il disgelo in vista per i side pocket? Ecco la fredda verità.

Innanzitutto, la società H2O ha sospeso le valutazioni mensili dei fondi separati, i cosiddetti Side Pocket (la parte illiquida dei fondi H2O e che può valere anche un 25-30% dell’investimento originario) e questo non è un buon segno. Traspare infatti la concreta possibilità che i fondi H2O separati potrebbero non essere mai più liquidati. A quanto pare non ci sarebbe nessun disgelo in vista e forse non lo vedremo mai.

A dare adito ai problemi dei fondi H2O è il fatto che in un’intervista esclusiva al quotidiano finanziario Les Echos, Bruno Crastes, CEO di H2O Asset Management, non ha escluso la possibilità che ciò accada.

Questa vicenda ha certo diversi punti oscuri compreso il fatto che le autorità di controllo soprattutto francesi e inglesi non hanno mostrato grande capacità di gestire questa situazione. Erano stati il quotidiano Financial Times e un parlamentare inglese a evidenziare ben prima che il caso scoppiasse nella primavera del 2020 che c’era qualcosa che non quadrava nella gestione degli illiquidi di questa boutique di fondi anglo-francese ma si è intervenuti troppo tardi e quando il latte era versato.

Molti dei problemi di H2O Asset Management (i cui fondi in Italia sono stati collocati da Azimut, Banca Generali, Bper, Bnl Bnp Paribas, Fineco, IWBank, Mediolanum e Widiba solo per citare le realtà più grandi) nascono dagli investimenti del gestore e fondatore di H2O Bruno Crastes nelle società di Lars Windhorst, considerato una delle figure più enigmatiche della finanza europea.

 

 

Fondi H2O illiquidi: sospesa la loro valutazione

 

H2O Asset Management ha sospeso la valutazione mensile dei suoi fondi separati, ossia la parte dei fondi H2O illiquidi denominati Side Pocket. La società di gestione giustifica questa decisione con il suo “lavoro” sui debiti illiquidi, senza aggiungere altro. Questa ultima notizia sui fondi H2O affligge soprattutto i sottoscrittori, sempre più incerti sull’effettiva liquidabilità di questi strumenti.

È passato più di un anno da quando una parte dei risparmi dei clienti di H2O è stata in acque a dir poco agitate. Dalla fine di agosto sembra addirittura essere diventata invisibile. L’ultimo valore dei fondi H2O illiquidi (side pocket) risale a fine agosto e poi è stata sospesa la loro valutazione.

“Nelle circostanze attuali e nell’interesse dei sottoscrittori, si è deciso di sospendere la pubblicazione dei valori mensili stimati dei fondi Side Pocket” ha scritto la società di gestione in una lettera inviata questo mese ai suoi distributori. “Non appena possibile, H2O AM riprenderà a pubblicare i valori stimati.”

Ma sarà davvero così? Come avevamo già trattato in un articolo che riguarda l’intricata vicenda dei fondi H2O, la società di gestione aveva diviso i suoi fondi di diritto francese nell’ottobre 2020. Con una parte “sana” riaperta a sottoscrizioni e riscatti, e una parte illiquida di 1,6 miliardi di euro.

La parte illiquida dei fondi H2O è investita nel debito del gruppo in difficoltà Tennor (tra cui emerge la società Italia di lingerie di lusso La Perla e non solo), controllato da Lars Windhorst, controverso gestore d’affari (del quale avevamo scritto nell’articolo “La storia infinita dei fondi H2O. Altre grane per Lars Windhorst“).

Ad oggi, non c’è certezza se i clienti di H2O, principalmente risparmiatori francesi, riavranno indietro i loro soldi dato che è stata sospesa la valutazione dei fondi H2O illiquidi.

“Il blocco delle pubblicazioni mensili conferma la nostra convinzione che i side pocket probabilmente non valgono più nulla” reagisce Dominique Stucki, avvocato partner dello studio Cornet Vincent Ségurel, che difende in Francia il Collectif Porteurs H2O.

In Francia il Collectif Porteurs H2O è un gruppo di risparmiatori, assicuratori e consulenti patrimoniali rimasti incastrati nella vicenda dei fondi H2O illiquidi e si è rivolto al Tribunale per “cercare di chiarire in modo costruttivo la responsabilità in un caso che ha danneggiato un gran numero di professionisti e privati, in Francia e all’estero”.

 

 

I problemi dei fondi H2O

 

Per affrontare i problemi dei fondi H2O la società di gestione ha proposto diverse soluzioni che non hanno portato a risultati per i sottoscrittori. Originariamente l’operazione di sistemazione dei fondi H2O illiquidi doveva essere conclusa nel 2021, poi è stata rinviata nel 2022 a data da destinarsi. Recentemente la società di revisione KPMG ha avvertito che i conti di 6 dei fondi di H2O Asset Management sono impossibili da certificare, citando una serie di incertezze di valutazione e violazioni delle regole.

Prima dell’estate, H2O ha preso parte a un’operazione di ristrutturazione di Tennor, scambiando le sue attività illiquide con un nuovo debito di 1,45 miliardi di euro, con scadenza nel 2022: un debito ritenuto più sicuro del precedente Evergreen. Ma questa è stata una soluzione per risolvere i problemi dei fondi H2O?

“Il bond 2022 sembra più sicuro del contratto Evergreen, visto che prevede il pagamento di cedole, ma capiamo che questa ristrutturazione non copre tutti i titoli illiquidi”, afferma Adrien Lhermitte, responsabile del broker assicurativo vita Nortia.

Di fronte a questa incertezza, “gli assicuratori francesi non hanno cambiato la loro strategia dall’inizio dell’anno, continua l’intermediario. “Credo siano in attesa di vedere cosa succede sui fondi H2O side pocket”. Secondo Morningstar, quest’anno i fondi aperti hanno subito 3,3 miliardi di euro di prelievi netti.

Anche Natixis è in attesa. La banca vuole vendere la sua quota del 50% in H2O al fondatore Bruno Crastes e al suo team, ma i regolatori non hanno ancora dato il via libera. Da questo si deduce che i problemi dei fondi H2O non sono certo pochi e non si ha nemmeno la certezza che verranno risolti.

 

 

Bruno Crastes sui fondi H2O: distanza dal debito privato

 

Dopo aver congelato percentuali non risibili di soldi dei suoi clienti investendo massicce quote dei fondi H2O in titoli illiquidi, Bruno Crastes ha rilasciato un’intervista a Les Echos. Qual è l’opinione sui fondi H2O del CEO della società?

 

Oltre il mea culpa sul passato, Bruno Crastes tratta diversi temi, dalle differenze di masse gestite col passato al fatto che la controllata Natixis sta rimpatriando parte della sua attività da Londra a Parigi.

“Non investiremo più nel debito privato […], questa asset class in cui a volte siamo abbagliati dall’ambiente, alimentati dall’eccesso di liquidità del mercato”.

 

“Abbiamo gestito 16,2 miliardi di euro di asset a fine settembre, contro i 30 miliardi di fine 2019, prima della crisi del Covid-19. Da allora abbiamo semplificato le nostre attività e la nostra azienda ha 73 persone rispetto alle 100 precedenti. Ci stiamo rifocalizzando sulle nostre strategie macro-globali. Il nostro obiettivo è sempre quello di sviluppare e internazionalizzare le nostre attività. Oltre alla nostra sede a Londra, abbiamo uffici a Parigi, Monaco, Singapore e, da luglio, a Ginevra.”

In particolare, l’obiettivo di H2O è che, all’inizio del 2022, tutti i fondi H2O di diritto francese saranno gestiti da Parigi. Ciò, a detta di Crastes non è dovuto a seguito del congelamento dei fondi ad agosto del 2020 ma è una conseguenza della Brexit che ha fatto perdere ai fondi il passaporto europeo e obbliga la società ad avere una struttura nell’Unione Europea per avvicinarsi ai loro clienti che sono principalmente francesi, svizzeri e italiani. Il CEO di H2O aggiunge che i mandati istituzionali e gli altri fondi disciplinati dal diritto lussemburghese, inglese e irlandese rimarranno gestiti da Londra.

E per quanto riguarda gli investimenti? Il CEO di H2O afferma di non poter più fidarsi del suo “istinto” per gestire i rischi dei suoi portafogli. Bruno Crastes sui fondi H2O annuncia la distanza dal debito privato ovvero private debt.

“Non investiremo più nel debito privato. Fare due diligence su questa asset class è più complesso ed è difficile misurare il rischio perché gli emittenti spesso sono nuovi e non ci sono dati statistici da analizzare. E questo è uno dei motivi per cui tutti lo vogliono, alimentati anche dall’eccesso di liquidità del mercato. Ciò non significa che siano risorse negative, ma il loro comportamento è difficile da prevedere. Ci limiteremo ora ai mercati pubblici, quotati, il cui rischio statistico è misurabile”.

Distanza presa dal debito privato, dunque, che si è rivelato un investimento imprevedibile e che ha lasciato molti risparmiatori, anche italiani, con fondi H2O congelati, senza una certezza per il futuro e senza nemmeno una valutazione.

Sui fondi H2O side pocket invece nessuna notizia certa se non la dichiarazione da parte del Crastes che società sta gestendo la situazione nel miglior modo possibile per i clienti.

 

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Diversi i buoni propositi per il futuro (e gli italiani sono tra i numeri uno insieme a svizzeri e francesi fra quelli coinvolti nei “side pocket” e nella discesa dello scorso anno) anche se nell’intervista a Les Echos Crastes dice una frase sibillina “Anche valutando a zero la sua ‘tasca laterale’ (side pocket, ndr)” un investitore avrebbe guadagnato.

In particolare Bruno Crastes, fondatore e ceo di H2O dice sull’argomento: “È nell’interesse dei nostri clienti che liquidiamo questi beni separati nel miglior modo possibile, e quindi in modo ultra-confidenziale. Non posso parlarne. In ogni caso, l’impatto delle ‘tasche laterali’ sulla nostra performance è moderato. Anche valutando a zero la sua ‘tasca laterale’, un investitore che avrebbe investito in H2O MultiBonds e tenuto il fondo mirror [che è subentrato nell’ottobre 2020, senza gli asset vincolati, NdR] avrebbe ottenuto una performance del 16% per all’anno per dieci anni e quasi il 12% all’anno per cinque anni”.

In realtà dipende tutto da quando un risparmiatore ha comprato il fondo…e poi cosa significa ipotizziamo che gli asset illiquidi valgano zero detto da Crastes?

Bisogna comunque considerare l’arco temporale in cui è stato effettuato l’investimento. Nell’intervista, Crastes cita rendimenti positivi i casi in cui un investitore avesse comprato i fondi H2O MultiBonds 10 o 5 anni fa. Peccato che molti investitori abbiano acquistato i fondi H2O negli ultimi 2/3 anni guardando le performance passate. E così la situazione in termini di profitti/perdite può cambiare anche profondamente.

Nel grafico seguente mostriamo due casi in cui un investitore abbia deciso di acquistare i fondi H2O settembre 2019 o a febbraio 2020, appena prima dell’inizio della pandemia (momenti in cui il fondo aveva valutazioni elevate).

 

Fondi H2O: andamento grafcio

 

Nel primo caso, rispetto al momento in cui scriviamo (ottobre 21 – linea nera) quello in cui un investitore avesse deciso di acquistare il fondo H2O a settembre 2019 (linea azzurra) di certo non si troverebbe tra le mani un guadagno, bensì una perdita. In termini assoluti l’investitore registrerebbe una perdita di circa il 23%!

Ma la botta più pesante la prenderebbe l’investitore che è entrato sui massimi, a febbraio 2020 (linea arancione). In questo caso la perdita supera il 28%! Nel caso dell’H2O Multibonds chi ha sottoscritto il fondo dopo il gennaio 2019 se il side pocket dovesse valere zero come evoca lo stesso Crastes andrebbe in pari o perderebbe.

Ecco perché quando si leggono affermazioni riguardo ai rendimenti di alcuni strumenti è sempre importante considerare l’orizzonte temporale di riferimento se è sostenibile e quando si acquista un fondo in base alle performance passate bisogna domandarsi come questa capacità è ottenuta, con che livello di rischio (e per questo dal 2019 e prima del “fattaccio” avevamo avevamo sconsigliato i fondi H2O sconsigliati totalmente ai deboli di cuore).