Parliamo un po’ di Asia (non Argento). E come il Covid dopo 12 mesi ha messo il turbo alla Cina.

I mercati sono dominati dall'Asia e in primis dalla Cina. Il focus sull'Asia nel sesto appuntamento della Lettera Settimanale

MoneyReport, il blog di SoldiExpert SCF

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo check-up gratuito o una valutazione del tuo portafoglio

(parte del contenuto di questa analisi è stata pubblicata in anteprima nella nuova Lettera Settimanale che viene inviata ogni martedì agli iscritti al nostro sito insieme ad altri contenuti speciali: è possibile registrarsi gratuitamente qui nel caso non si fosse già registrati al nostro sito)

La settimana passata è stata tutto sommato abbastanza piatta per i mercati azionari (non così per quelli obbligazionari) con unica vistosa eccezione la Gran Bretagna che, grazie all’andamento molto positivo della campagna vaccini, è salita di oltre il 2% e di cui avevamo parlato qualche settimana fa.

L’Italia è arretrata di circa il 2% anche a seguito di alcune prese di beneficio dopo i forti acquisti della settimana precedente per l’Effetto Draghi nuovo presidente del Consiglio italiano.

Da evidenziare da inizio anno come sia l’Asia (+10,37%) e in particolare la Cina a dominare da inizio anno sui mercati seguita dal Giappone, Stati Uniti, Europa e Italia a fondo classifica.

Fa un certo effetto pensare che proprio 12 mesi fa si parlava quasi con scetticismo di questo “virus cinese” partito dal mercato di Wuhan (con gli esperti che ci dicevano che nulla sarebbe successo in Occidente) mentre siamo arrivati oggi quasi a 2,5 milioni di decessi e 111 milioni di casi in tutto il mondo con America (44,5% dei casi e 47,7% dei morti) che hanno superato quota mezzo milione solo negli Stati Uniti ed Europa (34% casi e morti) che hanno pagato il più alto tributo.

Mentre Pacifico Occidentale (1,4% dei casi e 1,1% dei decessi) e Sud Est Asiatico (5,4% dei casi e 8,4% dei decessi) che teoricamente vicinissimi al focolaio avrebbero dovuto vedere il maggior caso dei contagi nella realtà sono le aree che 12 mesi dopo sono quelle che meno ne hanno risentito.

Qui abbiamo ricostruito graficamente la mortalità per i 5 continenti in questa infografica aggiornata al 22 febbraio 2021.

Decessi in percentuale per Covid per continente al 22 febbraio

C’è chi guarda al complottismo e sostiene che quanto accaduto non è affatto naturale, ma il risultato di un incidente di laboratorio (ultimo il nanoscienziato tedesco Roland Wiesendanger dell’Università di Amburgo) e chissà se si arriverà mai a capire veramente come è nato e si è propagato questo virus.

Di certo la Cina sembra aver represso la diffusione del COVID-19 meglio della maggior parte delle altre nazioni ed è quella fra le grandi potenze economiche mondiali (già pre-Covid e ora probabilmente di più nel post-Covid) che allungheranno ancora di più il passo.

Basta guardare questa tabella sottostante, secondo i dati e le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, per capire l’accelerazione che Cina e Asia stanno compiendo in pochi lustri in base al PIL, il prodotto interno lordo, una misura grezza della ricchezza di una nazione.

Se vale il detto cinese che un’immagine vale più di mille parole, questa tabella è quasi stupefacente nella sua asetticità.

Pil delle più grandi economie

L’Italia, che nel 1992 era al 5° posto, è passata al 7° posto nel 2008 e per il 2024 le previsioni ci vedono uscire dalla top ten.

La Cina, che nel 1992 era al 10° posto, potrebbe superare addirittura gli Stati Uniti e passare al 1° posto.

Germania, Francia e Gran Bretagna tutto sommato dovrebbero riuscire a restare nel gruppo dei più “ricchi”, ma l’altra grande clamorosa (per alcuni) novità sarà la prevalenza dell’Asia che potrebbe vedere 4 nazioni su 5 nella top ten: Cina, India, Giappone e Indonesia.

Paesi favoriti da spinte economiche e demografiche differenti (il caso del Giappone è ben diverso da quello della Cina o dell’Indonesia), ma che disegnano il decennio (e non solo) che stiamo attraversando come quello asiatico secondo una tabella dell’Asia Development Bank che abbiamo scovato sul loro sito e fa (anche questa) una certa impressione.

Anche perché ci ricorda come il pendolo della storia oscilli e fino all’avvento della Rivoluzione Industriale e delle sue scoperte (la macchina a vapore, la ferrovia, l’energia elettrica, la dinamite, l’illuminazione…) era l’Asia a possedere le più grandi ricchezze.

PIL dell'Asia dal 1700 fino al 2050

Ci sono certo settori che già si sono resi conto di questo passaggio e basti pensare al settore del lusso, che ha visto dal 2012 al 2018 una crescita vorticosa alimentata soprattutto dalla Cina che ha inciso per più del 50%.

E va evidenziato che ad acquistare soprattutto il lusso di brand come Louis Vuitton ed Hermès ma anche Salvatore Ferragamo, Moncler, Prada e Tod’s sono soprattutto donne (70%), ma con un target molto più giovane di quello che conosciamo in Europa o negli Stati Uniti.

Sono i millenial (ovvero i nati tra il 1981 e il 1996) a essere i più grandi acquirenti di lusso e i dati comunicati la scorsa settimana da Hermes (la cui borsa più venduta, la Birkin parte da 7.000 euro per arrivare oltre l’infinito se la volete tempestata di diamanti) hanno confermato la forza del locomotore asiatico.

Basti solo dire che le vendite di Hermès in Asia, Giappone escluso, sono aumentate del 47% nell’ultimo trimestre contenendo il calo del fatturato mondiale al -6% nonostante il crollo a picco del fatturato derivante dal traffico turistico e dai duty free.

E fra gli elementi che spingono all’acquisto di “lusso” c’è una parola cinese 面子 (mianzi) molto importante che equivale semplificando al nostro status sociale e alla reputazione. Mianzi è come dire “faccia”, perderla o averla la faccia…

Prestigio è anche possedere dei beni di lusso e mostrarli: un’automobile di valore, abiti di marca, un orologio prezioso.

Per un popolo come quello cinese, che proviene da una dura e lunga povertà prima della svolta capitalista del regime comunista cinese, qualcosa di comprensibile e d’altra parte anche in occidente avere al polso un Rolex (e non solo) ha fatto la fortuna dell’industria orologiera svizzera per un lungo tempo (ora Apple vende da sola con gli Apple Watch più di tutta la produzione elvetica).

Naturalmente l’Asia non è solo lusso e tech ed esistono ampie differenze nella distribuzione della ricchezza come in tema di diritti civili e politici.

Nonostante i numerosi successi la regione asiatica resta la patria di un’ampia quota dei poveri del mondo: 263 milioni che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno e 1,1 miliardi con meno di 3,20 dollari al giorno.

E’ recente il colpo di Stato in uno dei Paesi più poveri della regione come il Myanmar (l’ex Birmania di cui in questo video degli Elbow, uno dei miei gruppi inglesi preferiti insieme ai Marillion, potete vedere delle belle immagini di vita ordinaria nelle campagne birmane) che stava vivendo un decennio di progressi e dove l’arresto di Aung San Suu Kyi e di altri leader civili hanno messo ora in pericolo quella traiettoria e messo in dubbio l’afflusso di investimenti esteri, la fiducia delle imprese (se siete amanti del sushi e amate la birra Kirin sappiate che aveva qui un’importante base produttiva che ora ha deciso entro l’anno di chiudere perché nella joint venture non apprezza che subentrino ora i militari) e l’espansione di una rivoluzione tecnologica che stava dando i suoi frutti.

Nella gestione della pandemia e dell’economia naturalmente non tutti i Paesi asiatici hanno ottenuto successi come quelli ottenuti da Cina, Vietnam, Corea del Sud e Giappone.

 

Lettera Settimanale

LA NOSTRA LETTERA SETTIMANALE... WOW!

Tieni sempre acceso un radar sui mercati! Ricevi gratis, ogni martedì, il meglio delle nostre analisi sulla tua casella email

Acconsento al trattamento dei dati per scopi di marketing, comunicazione e promozione da parte esclusiva di SoldiExpert SCF. I miei dati non saranno trasmessi a terzi e trattati nel rispetto della normativa

 

Nel sud est tra i politici e gli analisti di tutta la regione l’ottimismo si mescola alla cautela sulle insidie e alcuni Paesi hanno naturalmente accusato un brusco stop con la pandemia come le Filippine, la Thailandia o la Malesia.

Tutto questo per ricordarci che anche dentro l’Asia ci sono forti differenze religiose, politiche, sociali ed economiche e una diversificazione del proprio portafoglio (come cerchiamo di fare operativamente con i nostri servizi di consulenza dai portafogli self service alla consulenza personalizzata e poi nelle gestioni patrimoniali di cui siamo advisor) deve cercare di graduare differenti elementi di valutazione con un approccio diversificato.

A spiegare il boom cinese, indubbiamente, la capacità di contenere il virus e le misure di stimolo messe in campo dal governo che hanno permesso alla Cina di ripartire prima degli altri, con la conseguenza di un aumento dei prezzi delle materie prime che, come abbiamo segnalato, stanno aumentando l’inflazione in tutto il mondo.

Per queste ragioni nei nostri portafogli consigliati come analisti e consulenti finanziari indipendenti in SoldiExpert SCF seguiamo molto e stiamo sovrappesando da tempo diversi fondi ed ETF, sia azionari che obbligazionari, di società asiatiche.

O società occidentali particolarmente esposte al mercato asiatico e cinese e su SoldiExpert Lab abbiamo pubblicato un’interessante analisi (non certo esaustiva di 13 società occidentali con il piede ben messo in Asia).

Dopo essere stato il primo paese ad aver subito e affrontato il Covid 19, la Cina è lanciata per sorpassare al primo posto gli Stati Uniti e la domanda cinese guida oggi i consumi mondiali in quasi tutti i settori.

L’indice CSI 300 delle principali aziende cinesi ha raggiunto i massimi toccati a ottobre 2007 e dopo essere stata l’unica economia al mondo a registrare una crescita del PIL (del 2,3%) nel 2020, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) stima che la Cina crescerà di circa l’8% quest’anno.

Negli ultimi giorni qualche presa di beneficio si è vista anche perché il governo cinese potrebbe iniziare a stringere la cinghia monetaria (aumentando i tassi d’interesse) ed evitare un surriscaldamento.

Da inizio anno non a caso è fra i migliori mercati azionari al mondo fra quelli big insieme a India, Corea e Giappone. Questo ha raggiunto con l’indice Nikkei quota 30.000 per la prima volta dall’agosto 1990. L’economia giapponese nel periodo ottobre-dicembre è cresciuta del 12,7% reale annualizzato rispetto al trimestre precedente, continuando a riprendersi dal crollo indotto dalla pandemia.

La Corea del Sud, a cui qualche mese fa abbiamo dedicato un corposo report, ha un debito pubblico fra i più bassi (40% debito/Pil), valutazioni non esagerate dal punto di vista dei fondamentali e un’economia trainata soprattutto dall’export e dalla tecnologia.

Anche il Vietnam (di cui abbiamo parlato nella prima Lettera Settimanale) sta accelerando, perché molte aziende multinazionali la preferiscono sempre più alla Cina come base produttiva asiatica e ha registrato un’espansione economica del 2,9% lo scorso anno grazie anche al suo successo nel contenere il virus (solo 35 decessi per una nazione di 95 milioni di abitanti) insieme a forti esportazioni di elettronica e altri prodotti di consumo.

L’India ha invece visto, nelle ultime settimane, accelerare il rialzo grazie al forte calo dei contagi e alle parole del ministro dell’economia e finanze indiano che hanno rassicurato gli investitori indiani.

Nessuna imposta sul capital gain come si temeva, raddoppio del budget sanitario (con i contagi in picchiata) programma di privatizzazioni e incremento degli investimenti secondo la ministra dell’Economia e Finanze, Nirmala Sitharaman. Tutto il mondo è paese. Le tasse saranno belle, ma anche gli indiani non amano pagarle. Preferiscono fare gli indiani.