Il rischio di comprare case spiegato a mia madre che investe ancora come la nonna

Mia madre non ha mai investito in Borsa. Ha sempre puntato sulle case. Secondo lei l’investimento migliore della vita. “L’immobile non delude mai” dice spesso “Certo i prezzi possono scendere alcuni anni, ma basta aspettare che poi passa”. Secondo mia madre, lei sulle case ha sempre guadagnato. “Ti ricordi la casa della nonna? L’ha comprata nel 1980 spendendo 87.400.000 lire e l’ha venduta nel 1997 per 305.000.000 di lire. Un guadagno quasi del 200% senza correre alcun rischio.

Quando le ricordo che si è trattato di un guadagno apparente, perché in quasi vent’anni tra tasse, l’inflazione e quello che ha speso per rendere la casa accogliente, la nonna non ci ha guadagnato, mia mamma si adombra. Cerco di spiegarle che tra il 1980 e il 1997 l’inflazione si è mangiata il 270% del capitale che la nonna ha ricavato vendendo la casa. E il dato reale è anche peggio perché questo tasso d’inflazione è calcolato sui dati Istat ufficiali che sottovalutavano l’inflazione reale mettendo nel paniere prodotti calmierati o introvabili come le sigarette Nazionali senza filtro… In altre parole la nonna dopo 17 anni doveva ricavare almeno 330 milioni di lire vendendo la casa per avere lo stesso capitale che aveva nel 1980.

A quel punto normalmente mia mamma mi dice “Sarà bella la Borsa, con tutti quei saliscendi…” per cui quando le dico che in quei 17 anni in cui il capitale la nonna lo ha blindato nella casa, le Borse mondiali sono cresciute del 480%, mia mamma fa spallucce. E’ che a lei l’investimento piace fermo, non mosso, quindi compra le case. Adesso però le case le piacciono meno di un tempo perché la nonna le ha lasciato una casa in campagna e una in città. E morire se riesce a trovare qualcuno disposto a comprargliele. E persino avere delle visite è diventata una cosa ardua.

Allora cerco di spiegarLe che in Borsa normalmente questo non succede: perché le azioni e le obbligazioni quotate oscilleranno anche come valore, ma non ti congelano il capitale come le case col rischio di essere ricchi ma solo sulla carta.

Pensare come mia madre che ci siano investimenti come gli immobili privi di rischio è poco realistico. Ogni investimento, anche il più banale, come tenere liquidità in banca, espone a dei rischi, soprattutto ora che è entrato in vigore il bail in, la risoluzione bancaria “ordinata” all’europea. I soldi in pratica sono tuoi, finchè non li porti in banca. Dopo diventano un po’ tuoi, un po’ della banca, un po’ dell’Europa, un po’ del tuo Stato che se fa buchi grossi ti può mettere a stecchetto perché ce lo chiede l’Europa.

Mia mamma non lo sa, e io non glielo dico per spaventarla, ma in Grecia ancora adesso non si possono ritirare dal proprio conto in banca più di 60 euro al giorno. Né tantomeno i greci possono portare soldi fuori dai confini nazionali (come è successo in Argentina) o investire liberamente fuori dai confini.
Oggi se le cose vanno male per una banca, è già tanto se si riescono a salvare i correntisti, come ha ricordato Matteo Renzi a proposito del contestatissimo decreto salvabanche che ha azzerato il valore delle obbligazioni bancarie detenute da 10 mila risparmiatori comuni.

A mia mamma dico sempre che in un investimento chi pensa di non rischiare nulla, non ha capito cosa sta rischiando.

Nel libro “I miei soldi” di Claudio Morici (edizioni Gruppo24Ore) è pubblicata una tabella che analizza i rischi di ogni tipo di investimento. Non se ne salva uno. Chi detiene obbligazioni rischia perdite in conto capitale se i tassi aumentano, e più è lontana la scadenza del bond, maggiori sono i rischi.

Recentemente il Tesoro Italiano ha collocato un titolo di stato a 50 anni con un rendimento del 2,85%. Nel caso di un rialzo dei tassi dell’1%, il prezzo di questo bond Matusalemme si ridurrebbe di circa il 27,4%. Il titolo che hai pagato circa 100 scenderebbe a 73. Chi lo ha comprato, nel caso in cui i tassi salgano e sia sotto di brutto, potrebbe fare come mia madre con le case: “tenere duro” finchè i prezzi risalgano. Però da qui ai prossimi 50 anni magari uno sui soldi investiti nel Btp ci vuol mettere le mani, no? No, non si toccano.

Comunque, il bello di cio’ che è quotato, come questo Btp, è che si puo’ sempre vendere sul mercato il titolo incassando parte del capitale investito, mentre chi ha un immobile se non trova compratori, se lo tiene sul groppone vita natural durante. E poi passa la palla (in tutti i sensi) agli eredi.

 

Tabella rischio investimenti

 

Per questo motivo non mi piace e sconsiglio tutto ciò che non è scambiato su un mercato regolamentato e trasparente. Ok per la casa dove si risiede e se ci si vuole togliere qualche “sfizio” se il patrimonio lo consente di avere una seconda casa al mare o in campagna senza pensare però di aver fatto l’affare dalla vita. Ma parlare oggi di “investire nell’immobiliare” come ripetiamo da anni è cosa ben complicata e che può trasformarsi in un boomerang.

Gli immobili e tutte quelle robe non quotate (dalle azioni delle banche ai diamanti) che hanno rifilato agli sportelli bancari in tutti questi anni agli italiani secondo me (e non solo) sono molto ma molto più rischiosi di azioni, fondi o Etf.
Un tipo di “investimento” il cui valore non oscilla e non è possibile liquidare anche immediatamente non deve tranquilizzare ma al contrario preoccupare.

In fondo chi investe sui mercati finanziari (acquistando delle azioni o delle obbligazioni) sta puntando sulla crescita delle imprese nel mondo e sull’economia, che non mi sembra una cosa poi così rischiosa rispetto a continuare a comprare case in un Paese che ha sempre meno abitanti e sempre meno lavoro (tema che ho trattato in questo video che ha superato le 3800 visualizzazioni un record!).
E invece ancora oggi tanti, troppi italiani pensano come ben racconta Claudio Morici nel suo libro che “L’immobile è … un investimento sicuro…nessun proprietario penserebbe a vendere perché sono scesi i prezzi di mercato; mentre corre a vendere le azioni in perdita, promettendosi: mai più! mai piu!’

Oggi il mondo è sicuramente diventato più complesso da decifrare perché come spiega l’economista e matematico libanese Nassim Taleb in “Antifragile- Prosperare nel disordine” (Il Saggiatore editore) “i sistemi complessi straripano di interdipendenze e reazioni non lineari”. Tradotto significa che la reazione a un qualsiasi evento può essere assolutamente spropositata e questo in Borsa provoca dei saliscendi da paura terrorizzando quei risparmiatori che vivono di ordine e di certezze. E credono ai guadagni costanti e regolari. Che mai ci sono stati!
Oggi chi non vuole correre rischi negli investimenti deve accontentarsi di rendimenti negativi o nulli. Oppure deve farsi una sorta di corazza impermeabile diventando meno fragile, perché questo gli permette di avere una maggiore tolleranza alla volatilità consiglia Nassim Taleb, l’autore celebrato del libro “Il Cigno Nero”. E la Borsa di tolleranza alla volatilità ne richiede parecchia.

Quanti investitori mi confessano “non riesco più a capirci nulla di come si muovono i mercati finanziari”. Le connessioni sono aumentate non c’è dubbio ma le aziende che riportano buoni risultati economici non hanno smesso di essere apprezzate in Borsa.

E che investire oggi sia più complicato di un tempo non è assolutamente vero come spiegherà Salvatore Gaziano al Tol Expo 2016 in una conferenza alla Borsa di Milano venerdì 28 ottobre (ore 15.30-16.20 clicca qui per maggiori informazioni).

Il rischio nella sua accezione nagativa è la perdita, nella sua accezione positiva è quella cosa che permette di ottenere un rendimento superiore. Il rischio c’è anche quando non lo percepiamo. Nei fondi a cedola per esempio ( come spiegherò giovedì 27 ottobre in una conferenza sempre a Palazzo Mezzanotte ore 10,30 – 11.20 clicca qui per maggiori informazioni) il risparmiatore vede che con cadenza ricorrente la cedola arriva, come il tacchino vede che ogni giorno il padrone gli da’ da mangiare. Poi arriva il giorno del Ringraziamento e il tacchino non se lo aspetta di essere fatto fuori. Nè il risparmiatore si aspetta quando vende il fondo a cedola di poter ritirare meno soldi di quelli che ha investito. E l’industria finanziaria è bravissima a far fessi i risparmiatori con prodotti spesso civetta.

Il ruolo di un buon consulente finanziario non è quello di annullare le perdite, ma di controllare il rischio. Di identificarlo, valutarlo e minimizzarlo. I rischi di ogni investimento non sono l’oscillazione anche negativa del valore, perché vivaddio se qualcosa oscilla vuol dire che ci sono degli scambi, ma il rischio di credito (ovvero che il debitore abbia dei problemi come sta accadendo ai detentori di bond subordinati Mps o quanto è successo a chi possedeva bond subordinati Etruria o Marche) e il rischio di liquidità (come stanno scoprendo molti, troppi risparmiatori che hanno comprato alla loro filiale sotto casa azioni di banche non quotate).

Perché quando pensi che non stai rischiando nulla, spesso stai rischiando moltissimo.

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