MI SONO FATTO UN PIANO INDIVIDUALE PENSIONISTICO: COSA DICE L’ESPERTO DI PENSIONLINE (GENERTELLIFE)?

Domanda

Buongiorno,

Vorrei un vostro parere su un fondo pensione che ho sottoscritto del gruppo GENERTELLIFE. Il fondo si chiama Pensionline.

L’esperto risponde:

Nel momento in cui si sottoscrive una forma di previdenza integrativa è sempre importante porre attenzione al tema dei costi.

L’indicatore sintetico dei costi (ISC) esprime il costo annuo, in percentuale della posizione individuale maturata, stimato facendo riferimento a un aderente-tipo che versa un contributo annuo di 2.500 euro e ipotizzando un tasso di rendimento annuo del 4%. Ovviamente questo tasso di rendimento è molto ottimistico, ma essendo applicato a tutti i prodotti di previdenza complementare attualmente in circolazione consente di fare delle valutazioni sulla convenienza o onerosità del prodotto sottoscritto.

E’ importante prestare attenzione all’indicatore sintetico dei costi che caratterizza ciascuna linea. Un ISC del 2% invece che dell’1% può ridurre il capitale accumulato dopo 35 anni di partecipazione al piano pensionistico di circa il 18% (ad esempio, lo riduce da 100.000 euro a 82.000 euro).

L’ABC DELLA PENSIONE COMPLEMENTARE: DAI FONDI PENSIONE APERTI AI PIP

In generale come si vede nella tabella seguente pubblicata sul sito della Covip (la Commissione di Vigilanza sui fondi pensione) qualsiasi sia la linea sottoscritta (garantita, obbligazionaria, bilanciata, azionaria) i fondi pensione negoziali sono quelli più a buon mercato, ma sono riservati agli iscritti a una determinata categoria. Per tutti gli altri lavoratori che non hanno la possibilità di aderire a un fondo negoziale, l’opzione è tra un fondo pensione aperto e un piano individuale pensionistico.

Come si vede nella tabella i fondi individuali pensionistici (i cosiddetti PIP) costano mediamente il 50% in più dei fondi pensione aperti. Per ogni tipologia di investimento i fondi pensionistici individuali più cari (quelli con l’ISC massimo nella tabella) arrivano a costare tra il doppio e il triplo di un fondo pensione aperto.

Storicamente i piani individuali pensionistici non hanno reso di più dei fondi pensione aperti: secondo l’ultima relazione della Covip (la Commissione di Vigilanza sui fondi pensione) tra il 2008 e il 2017 i Pip hanno reso il 2,8 per cento (ramo I) e il 2,2 per cento (ramo II) contro il 3,3 medio annuo dei fondi negoziali e il 3 dei fondi aperti.

 

Nella tabella pubblicata sul sito dell’Autorità sui fondi pensione www.covip.it I costi medi, minimi e massimi delle forme di previdenza complementare

 

Come capire se la tua forma di previdenza integrativa costa troppo?

Sul sito della Commissione di Vigilanza sui fondi pensione (www.covip.it ) è possibile trovare le schede dei costi di tutti i fondi pensione negoziali, fondi pensione aperti, fondi individuali pensionistici presenti sul mercato.

L’indirizzo della pagina non è propriamente facile ma è il seguente

https://www.covip.it/?page_id=12513

 

Sul sito della Commissione di Vigilanza sui fondi pensione (www.covip.it ) è possibile trovare le schede dei costi di tutti i fondi pensione integrativi esistenti sul mercato

 

Inserendo il nome del fondo sottoscritto (nel nostro caso Pensionline) compare il link alla scheda dei costi

 

Aprendo la scheda dei costi una tabella mostra con un pallino giallo quanto costa il prodotto sottoscritto rispetto al costo medio dei fondi negoziali, dei fondi aperti e dei piani individuali pensionistici.

 

Come si vede il prodotto analizzato è fra i PIP più convenienti della categoria e anche rispetto ai fondi aperti risulta comunque conveniente. Il fatto di essere offerto online (rispetto ad altri prodotti simili offerti da altre compagnie) è sicuramente un vantaggio per il risparmiatore perchè evita che un numero eccessivo di intermediari si mangi il suo capitale.

Sul fronte dei rendimenti se si guarda per esempio alla Gestione Separata Previdenza Concreta (la linea obbligazionaria) che è quella indicata come linea di investimento associata alla linea obbligazionaria i rendimenti netti (quindi considerando l’1,4% trattenuto) riconosciuti al sottoscrittore in questi ultimi anni sono stati nel 2017 del 2,49, nel 2016 pari a 2,43%, nel 2015 pari al 2,25%, nel 2014 pari al 2,88%, 2013 pari al 3,36%.

Rendimenti sicuramente interessanti ma va considerato che simili rendimenti per effetto dell’aumento del peso commissionale richiesto dalla compagnia (prima era l’1% e da qualche tempo è l’1,4%) sia per effetto dell’andamento del mercato obbligazionario è probabile che andranno a scendere nel tempo in modo sempre più marcato. Ed è una questione di matematica…

Oggi il rendimento di un titolo di stato governativo italiano con scadenza decennale è del 2,57% annuo e i titoli di questo tipo (obbligazionari governativi) sono una quota consistente dei portafogli delle gestioni separate obbligazionarie.

Se ipotizziamo che il gestore di queste polizze acquisti simili titoli, il rendimento per gli assicurati sarà questo dedotto il costo di gestione dell’1,4% ovvero poco più dell’1%.

Come fanno le compagnie sul ramo I ovvero sulle gestioni separate a fornire rendimenti superiori?

Lo abbiamo spiegato diverse volte (per esempio qui se volete leggere una spiegazione più completa) e vale la pena ripetere questo passaggio:

“Le gestioni separate valutano gli investimenti al costo di acquisto e non a quello di mercato. Nelle gestioni separate i rendimenti sono dati dalle cedole/dividendi incassati e dalle plus-minus realizzate e le plus/minus non realizzate non vengono invece contabilizzate. E questo significa che se confrontati rispetto per esempio a un fondo obbligazionario che può oscillare (e molto e diventare perfino negativo) danno l’idea di un rendimento più solido. In realtà il contenuto può essere lo stesso e cambiare solo il tipo di valorizzazione nel tempo.
Se confrontate una gestione separata negli ultimi 5 anni per esempio con un fondo pensione obbligazionario vedrete, infatti, che in molti casi il rendimento è molto simile anche se raggiunto con oscillazioni di entità diverse, più moderate naturalmente per le gestioni separate.
Ci sarà magari qualcuno che vi proporrà una gestione separata con rendimenti storici del 3-4% perché in portafoglio ha in carico molti titoli con queste cedole ma… dovrebbe essere evidente che nessuno in finanza (e soprattutto nelle assicurazioni) regala nulla. Più polizze che attingono a questo “giardinetto” sono vendute, più il rendimento tenderà nel tempo a decrescere e considerato che i nuovi mezzi freschi raccolti non possono che essere investiti che ai tassi attuali (non certo a quelli storici) è facile immaginare che nel futuro questi prodotti subiranno un annacquamento sempre più significativo dei rendimenti aggravato dai costi di gestione spesso più elevati. Mano a mano che i titoli “con alte cedole” scadranno anche il rendimento scenderà e occorre ricordare che non tutto il rendimento delle gestioni separate va nelle vostre tasche, perché una parte (anche cospicua) può essere trattenuta dalla compagnia come abbiamo visto nei punti precedenti.
Questo non significa che tutte le polizze di questo tipo dal punto di vista tattico non sono interessanti ma è bene valutarne questi aspetti, il costo eventuale di caricamenti e la libertà dopo un anno o due di poterne uscire senza penali o spese… altrimenti rischiano di essere solo uno specchietto per le allodole”.

Per chi vuole approfondire ulteriormente l’argomento:

VIVERE DI RENDITA O DI PENSIONE: TUTTO (O QUASI) QUELLO CHE BISOGNA SAPERE

 

Se anche tu vuoi rivolgerci delle domande, visita questa pagina del nostro sito – L’Esperto Risponde – e registrandoti gratuitamente potrai scriverci un quesito: i nostri esperti valuteranno se la tua domanda è di interesse generale e le dedicheranno un’analisi approfondita che sarà pubblicata su questo blog

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