717 EURO A FAMIGLIA. ECCO QUANTO POTREBBE COSTARE AGLI ITALIANI IL SALVATAGGIO DI MONTE DEI PASCHI DI SIENA

Salvare Banca Monte dei Paschi di Siena costerà un occhio della testa. E’ questo che il governo intende con investire sul futuro?

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Salvare Banca Monte dei Paschi di Siena potrebbe costare ai contribuenti italiani 717 euro a famiglia. Per salvare una banca che negli ultimi 10 anni ha accumulato perdite per oltre 23 miliardi di euro chiudendo solo due bilanci utile: il 2015 e il 2018. E poi una sequela di anni disastrosi: 2011 una perdita di 4,69 miliardi di euro, nel 2012 di 3,16 mld, nel 2014 5,398 miliardi, sia nel 2016 sia nel 2017 oltre 3 miliardi fino ad arrivare all’ultimo bilancio quello del 2020 quando la banca ha perso 1,6 miliardi di euro.

 

Perdite utili Banca Mps nel decennio 2011 2020

 

Salvare banche in perdita, dal modello di business forse un tantino obsoleto: è questo che il governo intende con investire sul futuro? E con che soldi poi, quelli dei contribuenti?

I conti sono presto fatti su quanto è costato e potrebbe costare al contribuente italiano salvare Banca Monte di Paschi di Siena.

Le tappe del salvataggio di Monte dei Paschi di Siena

 

Nel 2016 la Banca Centrale Europea e l’Autorità Bancaria Europea sottoponendo a uno stress test diversi istituti di credito europei hanno scoperto che Banca Monte dei Paschi di Siena stava affogando su un cumulo di crediti deteriorati. Lo stress test aveva lo scopo di valutare la resilienza delle banche dell’UE e la loro capitalizzazione in condizioni critiche e questo test Banca Monte dei Paschi di Siena non l’ha passato. Le autority europee hanno quindi imposto a banca MPS di fare un aumento di capitale ma nessuna istituzione privata ha voluto mettere i soldi nella banca senese, quindi lo Stato è dovuto intervenire tramite una ricapitalizzazione precauzionale.

Un investimento fallimentare per lo Stato quello in MPS

Nel 2017 lo Stato italiano ha “salvato” la banca spendendo 5,4 miliardi: 3,85 miliardi per iniettare mezzi freschi nella banca tramite la ricapitalizzazione precauzionale e 1,5 miliardi per comprare le azioni della banca che erano state assegnate ai titolari di obbligazioni subordinate della banca senese. Oggi il Tesoro è il primo azionista di MPS di cui detiene il 68,24% del capitale: nel 2017 ha pagato 7 euro in media per azione (6,49 euro per l’aumento di capitale e 8,65 euro per i possessori dei bond) quando oggi le azioni valgono 1,25 euro. Lo Stato su queste azioni ha perso 4,4 miliardi di euro ovvero l’82% di quanto investito.

Considerando i soldi finora persi dallo Stato rilevando questa partecipazione in MPS e gli italiani, che sono circa 60 milioni, a ogni contribuente banca MPS è costata finora 73 euro (o 167 euro per famiglia considerando che la famiglia media italiana è composta da 2,29 componenti).

Tutto qui? No.

La mina contenziosi

Sulla banca pesano 10 miliardi di cause legali ovvero la mina contenziosi. Fra questi fra i più rilevanti è quello aperto fra il Monte dei Paschi di Siena e la Fondazione Mps, che ha chiesto alla banca nel complesso 3,8 miliardi di euro.

Secondo il quotidiano MF di questi soldi sta pensando di farsi carico ancora lo Stato perché altrimenti sarebbe impossibile riuscire a trovare un’altra banca disposta a comprare o fondersi con MPS. E lo Stato non ha più molto tempo perché le autorità europee hanno autorizzato la ricapitalizzazione precauzionale ma hanno imposto l’uscita entro il 2021 dello Stato dall’azionariato della banca. Se lo Stato dovesse farsi carico di questi ulteriori 10 miliardi di cause, il contribuente italiano spenderebbe altri 166 euro (o 383 euro a famiglia). Oltretutto con questa mina legale è ben difficile che qualche cavaliere bianco sia interessato a entrare nel capitale di MPS e si sta pensando a ridurre il contenzioso a carico della banca con accordi transattivi o coprendo con un pool di assicurazioni questa tegola o trasferendolo a una società controllata dallo Stato (sempre Pantalone che paga).

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E’ concreto il rischio che queste cause contro la banca abbiano qualche ragion d’essere? Sì dopo la condanna in primo grado a ottobre 2020 per aggiotaggio e false comunicazioni sociali a carico di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, ex presidente ed ex amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena. Gli ex vertici di MPS sono stati condannati a sei anni per aggiotaggio, cioè per aver fatto investimenti conoscendo informazioni riservate sull’azienda, avvantaggiandosi in questo modo rispetto agli altri investitori, e per false comunicazioni sociali, per non aver comunicato correttamente ai soci la situazione della banca. Banca che negli anni ha fatto diversi aumenti di capitale facendo perdere molti soldi ai privati (spesso gli stessi correntisti della banca) che li hanno sottoscritti.

Ci sono poi altri 2,4 miliardi di crediti fiscali che lo stato regalerà a Banca MPS per invogliare un’altra banca a comprarla. Fanno altri 40 euro a testa (o 91,80 a famiglia).

Fine del salatissimo conto per il contribuente italiano? Ancora no.

Arriva la cavalleria dello Stato a comprare i crediti deteriorati della banca

Parte dei crediti marci ovvero deteriorati di banca MPS sono finiti in una partecipata pubblica, la AMCO che dovrà trovare come valorizzarli al meglio: parliamo di oltre 8 miliardi. Secondo alcuni operatori del settore Amco la controllata del tesoro che rileva i Non Performing Loans (crediti deteriorati) li paga fino al 20% in più. Il che è come dire che paga 8 miliardi qualcosa che gli altri operatori comprerebbero a 6,6. E questa differenza chi ce la mette? Sono soldi pubblici, quindi ancora il contribuente a cui aggiungiamo, un ulteriore conto di 33 euro (76,5 euro a famiglia).

Sommando tutto il salvataggio della più antica banca in attività nonché la più longeva al mondo potrebbe costare fino a 717 euro per famiglia italiana.

E’ questo guardare al futuro del Paese?

Bisogna iniziare a chiedersi su cosa vuole investire questo Paese se sul passato o sul futuro. La nazionalizzazione varata con urgenza dal governo Renzi per evitare una crisi di liquidità è servita a dare un calcio al barattolo ma le cure di risanamento dei super pagati manager ai vertici non hanno sortito grandi effetti e la politica a Siena ha rappresentato anche in questi anni il problema e non la soluzione.

Salvare senza un progetto convincente e senza far pagare il prezzo della debacle chi l’ha portata in questa situazione questa banca caricandone il costo sempre sui contribuenti?  Anche perché gli aiuti falsano enormemente la concorrenza creando privilegi fuori mercato come quello di offrire per attirare clienti tassi di remunerazione anche del 2% sui conti deposito per fare raccolta come ha fatto Widiba in passato e Widiba è il braccio online del gruppo MPS.

Il banco di prova del “salvataggio ennesimo” di MPS del governo Draghi sarà importante e riprendono quota le ipotesi di “spezzatino” che vedrebbe MPS ridimensionarsi al rango di banca regionale con una forte presenza in Toscana e Umbria mentre le restanti filiali sarebbero cedute. L’istituto sarebbe ripulito da potenziali nuovi Npl e dai contenziosi legali cercando di evitare drastici tagli di personale mentre il resto delle filiali al Centro e Sud sarebbero vendute al miglior offerente.

Intanto su MPS si sono scatenati gli shortisti: dall’ultimo aggiornamento del bollettino della Consob ci sono due posizioni nette corte sul titolo che rappresentano il 2,59% della banca senese. Le posizioni nette corte su un titolo sono la differenza tra le vendite allo scoperto sulle azioni e le posizioni corte in strumenti finanziari derivati e altri strumenti e le posizioni lunghe (ossia gli acquisti di azioni e le posizioni lunghe in strumenti finanziari derivati e altri strumenti simili). Come dire il mercato non pensa positivo e non sta sereno e alcuni analisti come quelli di Keefe, Bruyette & Woods hanno dimezzato recentemente il prezzo obiettivo sul titolo del 53% a 0,50 euro per azione. I broker non credono infatti che “lo Stato italiano potrà iniettare capitale nella banca senza diluire gli attuali azionisti privati nonostante la banca senese prima di effettuare un nuovo aumento di capitale darà la priorità all’ipotesi fusioni e acquisizioni prima di tentare di effettuare l’aumento.”

Secondo Kbw, una combinazione da tempo ventilata con Unicredit, che il governo Conti 2 con Roberto Gualtieri auspicava, “richiederebbe un aumento di capitale iniziale di 4,5 miliardi di euro per MPS”.
Ma gli analisti fanno “fatica a vedere come la Commissione Europea possa approvare un simile aumento di capitale, per ragioni di aiuti di Stato, senza richiedere il burden sharing da parte degli attuali azionisti di Mps”.

 

 

Parte di questo contributo è stato pubblicato a firma Roberta Rossi Gaziano in anteprima su Consumerismo.it.  Dopo essere stata cooptata nel Comitato Tecnico-Scientifico di questa associazione dei Consumatori si occupa in particolare di analisi su Investimenti Finanziari e Analisi Prodotti