Recuperare le minusvalenze di Borsa entro il 31/12. Cosa fare per non perdere 2 volte

Si avvicina la fine dell’anno e molti risparmiatori si interrogano sul tema “minusvalenze”, poiché entro il 31 dicembre 2017 vanno in scadenza quelle originate 4 anni fa ovvero derivanti da investimenti chiusi in perdita nel 2013.

E il tema è sempre caldo poiché la normativa sul “capital gain” in Italia è particolarmente intricata e non di facile comprensione per un comune investitore.

Ed entro Natale è consigliabile fare una manutenzione del portafoglio in caso di minusvalenze pregresse se si hanno posizioni in guadagno e non si vuole perdere un “credito fiscale” . Ecco come e perchè…

Proviamo a fare il punto sulla situazione attuale e su come il sistema tributario italiano in base ai differenti strumenti finanziari e ai tipi di redditi generati ha stabilito una serie di compensazioni possibili (e soprattutto non) che di fatto rendono nettamente superiore al 26% il livello di tassazione delle rendite finanziarie seppure in modo subdolo poiché un investitore può facilmente essere nella posizione di scoprire che buona parte delle minusvalenze che ha accumulato non sono recuperabili.

Non tutte le minusvalenze sono compensabili con tutte le plusvalenze ottenute e viceversa.

E quindi l’effetto fiscale è che la tassazione sul capital gain è ben superiore a quello “ufficiale” del 26% che viene giudicato magari un livello basso da chi sostiene che le rendite finanziarie in Italia sono troppo poco tassate.

 

Una tassazione modello “Grand Complications” 

Le plusvalenze generate dagli investimenti finanziari (capital gain) sono assoggettate a una tassazione che è via via cresciuta nel tempo. Fino al 31 dicembre 2001 le tasse sul capital gain erano pari al 12,5% del guadagno realizzato. Dal 01 gennaio 2002 al 30 giugno 2014 sono salite al 20% e dal 1 luglio 2014 sono state ulteriormente aumentate portandole al 26% sulla maggior parte degli strumenti finanziari.

E così dal 1° luglio 2014 con l’entrata in vigore dell’attuale regime di tassazione delle rendite finanziarie (Decreto Legge 66/2014 del 24 aprile) si paga una tassazione del 26% su ogni guadagno ottenuto detenendo o vendendo i seguenti strumenti finanziari

• conti correnti e conti postali;

• azioni;

• obbligazioni;

• conti deposito;

• fondi di investimento;

• certificati, ETC, ETN e futures.

Beneficiano di aliquote più basse solo

• i titoli di Stato (Bot e Btp), su cui è prevista un’aliquota del 12,5%.

Quanto le minusvalenze possono servire per pagare meno tasse sui guadagni finanziari

In caso di vendita di uno strumento finanziario ad un valore superiore al valore contabile, il risparmiatore realizza una plusvalenza mentre, in caso contrario, di vendita ad un valore inferiore a quello contabile, una minusvalenza.

Sulle plusvalenze realizzate vendendo in guadagno si pagano le tasse sul capital gain a meno che non si abbiamo minusvalenze precedentemente realizzate chiudendo in perdita operazioni finanziarie.

Buon senso, semplicità e logica direbbero che le perdite…

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